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Produrre basi per gelato
Salve, volevo maggiori informazioni per realizzare le basi
gelato per incamminarmi verso la loro vendita.
Ho una pasticceria abbastanza grande e volevo un suggerimento
per poter anche realizzare una fabbrica per la produzione di
basi per gelato.
Aspetto un vostro consiglio per sapere come potermi muovere
prima e meglio. Cordiali saluti.
Francesco Virga –
www.pasticceriavirga.it
Caro collega, grazie per averci interpellato e per averci
segnalato il suo sito informatico dal quale abbiamo ricavato
significative notizie circa l’esistenza, in un centro sperduto
del lontano Sud, di importanti e prestigiose realtà che con il
loro giornaliero e silenzioso lavoro fanno onore allo spesso
bistrattato “meridione”. Vogliamo anche complimentarci per la
sua attività divulgativa e formativa che non è mai sufficiente
per fare conoscere al mondo il patrimonio dolciario
ricchissimo della terra di Sicilia.
Il suo progetto si indirizza ora verso la produzione di basi
per gelateria, non possiamo che apprezzare l’iniziativa,
confortata anche dalla di-sponibilità di un laboratorio ampio
e ben attrezzato del quale vorrebbe farne strumento di utile
attività.
Avremmo tuttavia qualche perplessità circa la scelta dei
prodotti che intende mettere in campo, perché tutto il
comparto dei semilavorati attraversa un periodo di profonde
trasformazioni.
Se da una parte il settore è composto da un discreto numero di
aziende leader altamente specializzate, ben dotate di
laboratori di Ricerca e Sviluppo e condotte da addetti
professionalmente preparati, dall’altro lato esistono
centinaia di altre aziende che commercializzano sotto il
proprio nome, basi per gelati in parte preparate da terzi.
Il mercato sembra essere dominato da una concorrenza di prezzi
che non può non influire sulla qualità.
Non intendiamo con questo scoraggiarla o dissuaderla ma,
semmai, esortarla a procedere con attenzione e competenza per
non cadere nel grande mare della mediocrità.
Il punto centrale di questi preparati si colloca nella qualità
e nella composizione funzionale dei componenti stabilizzanti;
tutti gli altri elementi che compongono il prodotto sono o di
contorno oppure destinati a completare la ricetta della
miscela.
Ora, sapendo che tutti o quasi tutti questi stabilizzanti
(suddivisi in emulsionanti ed idrocolloidi e, questi ultimi
ancora suddivisi in addensanti e gelificanti) provengono
dall’agricoltura e dall’ambiente marino, è facile rendersi
conto che, a seconda del luogo di provenienza, potranno
rivelare caratteristiche diverse tra di loro.
Insomma, le farine di semi di carruba provenienti dalla
Grecia, dall’Algeria o dalla Sicilia apporteranno sicuramente
caratteristiche addensanti diverse tra di loro.
Queste “diversità”, queste “differenze” devono essere
accertate e valutate prima di procedere alla loro miscelazione
con altri stabilizzanti e quindi alla composizione di un
prodotto capace di assolvere un determinato compito che,
secondo le necessità dell’utilizzatore, può sempre divergere.
Uguale ragionamento vale per tutti gli altri ingredienti che
compongono una miscela di stabilizzanti, dalla farina di guar,
agli alginati di sodio o di propilenglicole, alle varie
carragenine, alle gomme xanthano, dai vari mono e di gliceridi
degli acidi grassi ai sucresteri e quant’altro. Per eseguire
questi accertamenti, che solo personale specializzato è in
grado di effettuare, è necessario disporre di un laboratorio
d’analisi opportunamente attrezzato.
Partita per partita, tutti questi elementi dovranno essere
analizzati quanto meno nel loro grado di fusione, nella loro
granulometria, nei loro gradi viscosimetrici.
Ci fermiamo a questi più elementari e semplici esami, che
comunque non esimono il professionista attento alle prove di
sinergie che tra i diversi componenti possono verificarsi. Lei
è di certo al corrente che dopo avere, noi gelatieri,
convissuto concordemente e fattivamente con le aziende
produttrici di semilavorati per gelateria, oggi si sono venute
a creare alcune nuove circostanze e fatti che apporteranno e
cambieranno notevolmente il nostro mondo di artigiani.
Non è questa l’occasione per passare in rivista ed esaminare i
tanti avvenimenti verificatisi in questo campo; ci limitiamo
quindi solo a segnalarne la realtà affinché lei ne possa
tenere conto.
Quello che noi prevediamo come il vero problema non è la
conoscenza di formulazioni di preparati e di sistemi
produttivi che, tutto sommato, si possono avere facilmente
attraverso l’assistenza di tecnologi e tecnici del settore.
E non è nemmeno l’installazione delle necessarie attrezzature
che è solamente una questione economico-finanziaria.
Il vero problema oggi è quello relativo alla vendita che deve
tenere conto, da una parte, delle prevedibili ed a volte
imprevedibili esigenze del mercato e, last but not least,
della sempre più agguerrita concorrenza esistente.
Ci rendiamo conto di non essere riusciti a soddisfare quanto
lei da noi si aspettava e ne siamo dispiaciuti; in effetti non
ci siamo mai voluti occupare a fondo della produzione dei
semilavorati anche se ne abbiamo sempre controllato la resa e
la qualità.
Abbiamo infatti sempre ritenuto che ognuno dovesse fare
responsabilmente ed al meglio il proprio mestiere. Converrà
con noi che per raggiungere l’optimum bisogna essere
innamorati del proprio lavoro e dedicarvi tutta la necessaria
passione.
A questo punto le auguriamo un ottimo lavoro per la sua
prossima attività e la salutiamo cordialmente.
Le maltodestrine
Utilizzo da anni una ricetta per lo sciroppo di zuccheri,
al fine di produrre gelati (sorbetti) alla frutta, che prevede
l’utilizzo di saccarosio e destrosio.
Come devo regolarmi nell’introduzione di maltodestrine?
Innanzitutto vorrei specificare che le maltodestrine, allo
stato attuale, vorrei utilizzarle solo per la produzione di
sciroppo di zuccheri e quindi per la frutta.
Nel tempo ho cercato di ridurre al minimo la dolcificazione
della miscela, al fine di ottenere un gelato non granitoso
(sufficientemente anticongelante), ma al tempo stesso il meno
dolce possibile al palato.
Lo sciroppo che produco attualmente è una miscela al 50% di
zuccheri che poi allungo con acqua in funzione della frutta
che uso e dello zucchero in essa contenuto, per arrivare ad un
26% totale di zuccheri.
Lo sciroppo è così composto:
saccarosio 36 %
destrosio 15.2 %
stabilizzanti 0.6 %
acqua 48.2 %
Per esempio se volessi produrre 1 litro di gelato alla
fragola, utilizzerei 0.3 litri di frullato del frutto,
contenenti 0.018 di zucchero, 0.484 litri di sciroppo e 0.216
litri di acqua.
Spero di essere stato chiaro e che, molto gentilmente,
possiate darmi le nozioni che mi mancano per modificare ad hoc
la ricetta e poter provare le maltodestrine (glucidex 19).
Ringraziandovi anticipatamente, colgo l’occasione per porgere
i più cordiali saluti.
Fabrizio Incardona - Laigueglia (Sv)
Caro Fabrizio, grazie per averci trasmesso le necessarie
indicazioni che ci hanno consentito di elaborare alcune
ipotesi di bilanciamenti tenendo conto del suo desiderio di
operare con della maltodestrina al fine di conferire maggior
corpo e stabilità al suo gelato.
Siamo andati oltre ipotizzando anche l’inserimento di Sciroppo
di Glucosio disidratato 38 DE (che oggi ha quasi del tutto
sostituito quello a 42-43 DE) con il quale abbiamo ottenuto
(teoricamente) qualche risultato interessante.
Ci piace seguire con attenzione i problemi che ci vengono
proposti dai nostri lettori con l’intenzione di rendere loro
un servizio quanto più professionale e corretto possibile.
Lei ci ha presentato due delle sue formulazioni: la ricetta di
uno Sciroppo Base e quella per un Gelato di Fragole (vedi le
formulazioni in tabella sottostante)) esprimendo nel contempo
alcuni suoi desideri: abbassare il grado di dolcezza riducendo
gli zuccheri, ed evitare nel contempo la possibile
“granitosità” attraverso la sostituzione di una parte degli
zuccheri con altri a maggiore potere anticongelante.
Ha espresso inoltre il desiderio di fare uso in futuro di
maltodestrine, solamente nei gelati di frutta con acqua.
Abbiamo sottoposto quanto da lei segnalatoci a bilanciamento
merceologico (da noi introdotto per la prima volta in Italia
nel mese di Marzo del 1968 al CAPAC in Milano), quindi lo
Sciroppo Base e il Gelato di Fragola propostici.
Formulazione n° 1
(sua ricetta originale; bilanciamento merceologico)


Dalle due schede si ricavano i seguenti risultati:
- Sciroppo Base:
50% zuccheri + 0.6% altri solidi
- Gelato di Fragola: 26% di zuccheri solidi + 1.1% altri
solidi costituiti dalle fibre ed altri solidi del frutto con
inclusi gli stabilizzanti.
Note di commento ai suoi suddetti due preparati:
Per la preparazione dello Sciroppo Base si usa abitualmente
accoppiare al saccarosio qualche sciroppo di glucosio sia per
conferire corpo al gelato di frutta, per sua natura piuttosto
carente di solidi, sia per ridurre la dolcezza mediante
zuccheri meno dolci, sia per raggiungere nel gelato dei valori
di solidi attorno al 32%, valore minimo di solidi professati
dai tecnologi del gelato (industriale) e da noi fatto proprio
(forse ancora solamente in parte) e messo in pratica.
Desiderando abbassare la dolcezza del suo gelato non le
rimaneva che operare attraverso una riduzione degli zuccheri;
si trattava però di mantenere certi valori PAC, pena la
perdita di quegli inderogabili parametri che regolano il
rapporto acqua -valori anticongelanti.
Ha scelto quindi opportunamente l’inserimento del destrosio
con un alto valore PAC ed anche con un basso valore POD.
A questo punto si trattava di controllare il tutto e
considerare anche l’inserimento di altri zuccheri a migliore
sostegno. Crediamo che sia stato questo il motivo principale
del suo quesito. Noi ci auguriamo di poterle dare, con questo
nostro lavoro, quanto meno qualche utile indicazione.
Nel suo Gelato di Fragola registriamo un tenore di zuccheri
attorno al 26% mentre, come abbiamo appena accennato,
comunemente si raggiungono delle percentuali che vanno spesso
oltre il 30%. Vediamo che lei ha aumentato opportunamente
anche gli stabilizzanti e ci auguriamo che si sia fatto carico
anche della ricerca di idrocolloidi particolarmente attivi nei
confronti dell’acqua libera.
Nel caso di un gelato di frutta con appena il 26% di solidi
bisogna infatti porre la dovuta attenzione a “stabilizzare”
nel migliore dei modi quel 74% di acqua in buona parte libera,
impresa non sempre agevole. Anche un’aggiunta di fibre (5–6%
di inulina) sarebbe un passo utile verso la riduzione di
questa considerevole percentuale di acqua.
Formulazione n° 2
(sua ricetta originale; bilanciamento analitico funzionale)
Abbiamo sottoposto le sue due formulazioni ad un
“bilanciamento funzionale” elaborato nelle schede n° 3 per lo
Sciroppo Base e n° 4 per il Gelato di Fragola.


Purtroppo non ci è possibile presentare tutto il procedimento
dei calcoli nel loro insieme in quanto richiederebbe
un’esposizione eccessivamente complessa, appoggiata peraltro
da tabelle relative ai vari poteri anticongelanti e
dolcificanti.
Necessiterebbe inoltre sviluppare la tecnica di valutazione
dei vari coefficienti necessari per un rapido e meno complesso
ottenimento dei risultati. Si tratterebbe peraltro di uno
studio non rientrante nei limiti di questa rubrica.
Le trasmettiamo quindi (nel contempo anche a tutti i lettori
che ne avessero interesse) i dati più significativi di questo
nostro lavoro, ossia le ricette di partenza, i risultati
finali e qualche significativo dato di “supporto”.
Note di commento alla scheda n° 3 (Sciroppo Base):
- la ricetta dello “Sciroppo Base” (n° 3) riflette per intero
i dati originali fornitici; rileviamo la presenza di soli due
zuccheri (saccarosio e destrosio) nelle rispettive percentuali
del 70.3% di saccarosio e del 29.7 % di destrosio (spettro
zuccherino)
- desideriamo evidenziare anche che, contrariamente a quanto
avviene nell’elaborazione del “bilanciamento merceologico”, in
questo, che consideriamo un “bilanciamento funzionale”, gli
zuccheri (e qualsiasi altro ingrediente) non vanno valutati
per il loro contenuto in “solidi” ma vengono considerati per
il loro peso intero originale. Ciò è dovuto al fatto che tutti
i dati relativi ai poteri anticongelanti, dolcificanti ecc.
tengono conto degli ingredienti nella loro composizione
integra
- abbiamo inserito di nostra iniziativa lo “spettro
zuccherino” che riflette in cifre percentuali i rapporti tra
gli stessi zuccheri permettendone una migliore visione ed
eventuali più consapevoli modifiche
- sia i dati del PAC e del POD servono in questa fase per un
possibile confronto nel caso vi fosse la necessità di operare
per valori diversi già in fase di Sciroppo Base.
Note di commento alla scheda n° 4 (Gelato di Fragola):
- anche la ricetta del “Gelato di Fragola” (n° 4) riflette le
sue indicazioni; nelle successive colonne si rivelano tre tipi
di zuccheri: fruttosio apportato dal frutto, saccarosio e
destrosio nelle loro rispettive percentuali contenute nello
Sciroppo Base
- lo “spettro zuccherino” precisa il quadro totale degli
zuccheri nei loro rapporti percentuale che, a loro volta, si
riflettono chiaramente sui valori del PAC e del POD
- il totale di questi due valori (PAC e POD) si hanno nelle
rispettive colonne ed indicano:
PAC: 34.1 punti: secondo le indicazioni pubblicate dal collega
Angelo Corvitto nel suo poderoso volume “Los secretos del
helado” questo valore di PAC corrisponde ad una temperatura di
servizio di -15°Centigradi.
POD: 25.6 punti: questo valore di “potere dolcificante” si
colloca al di sotto di quelli dei gelati di frutta comunemente
preparati con valori attorno ai 30-32% anche se con POD più
bassi (vedi Sciroppo di Glucosio 42 DE con un POD 40).
Per dei gelati di frutta i valori POD attorno ai 26 punti ci
sembrano accettabili soprattutto tenendo conto che la presenza
dell’acidità del frutto attutisce il dolce.
Per i gelati a base latte, come le creme, il grado di dolcezza
si aggira mediamente attorno ai 17-20 punti, ma varia a
seconda delle regioni e del paese.
Formulazione n° 3
(ricetta base con inserimento di maltodestrine; bilanciamento
analitico funzionale)
Come da suo desiderio abbiamo sviluppato un’ipotesi di
Sciroppo Base (con relativi riflessi anche sul Gelato di
Fragola) inserendo della maltodestrina 18 DE.
Il tutto rispettando i dati della sua originaria formulazione,
cioè un 50% ca. di zuccheri nello Sciroppo Base ed un valore
del 26% ca. di zuccheri nel Gelato di Fragola, le proponiamo
quindi le due schede n° 5 e n° 6.
Note di commento alla scheda n° 5: Sciroppo Base
- L’inserimento della maltodestrina come da suo desiderio, e
l’esigenza di mantenere sul 50% ca. il tenore zuccherino nello
Sciroppo Base, ci ha costretto a ridurre qualche altro tipo di
zucchero della ricetta; se avessimo invece aggiun-to
semplicemente le maltodestrine avremmo aumentato gli zuccheri
commettendo una sciocchezza irragionevole. Questa pur banale
operazione ci ha messi quindi davanti alla scelta tra la
riduzione del saccarosio o del destrosio e avremmo potuto
pensare anche ad una riduzione “fifty-fifty”.
Tenendo tuttavia conto del suo principio di mantenere quanto
più basso possibile sia il POD che il PAC, abbiamo scelto la
riduzione del saccarosio lasciando inalterato il destrosio
- Ne è scaturita la ricetta che dimostra (vedi Spettro
zuccherino) il mantenimento del valore percentuale del
destrosio ed una riduzione in quasi uguale misura del
saccarosio sostituita dalle maltodestrine.
- Una certa sorpresa ci è apparsa; la lieve riduzione dei
valori PAC e POD che ci aspettavamo, è invece decisamente
maggiore.
È questa un’ulteriore dimostrazione come nel bilanciamento di
tutti gli ingredienti, l’improvvisazione, ossia il procedere
intuitivamente, non è la strada giusta da percorrere.
Ci è sempre piaciuto mettere in testa alle nostre dispense una
massima che vogliamo citare: “la composizione del gelato è
frutto di delicati equilibri”.
E se noi gelatieri abbiamo la fortuna ed il privilegio di
esprimere le caratteristiche compositive dei nostri prodotti
per mezzo di cifre (che non sono discutibili!) non esitiamo a
metterle in pratica.
Saremmo più sicuri del nostro lavoro e più… professionisti.


Note di commento alla scheda n° 6: Gelato di Fragola
- Conseguentemente all’inserimento della maltodestrina nello
Sciroppo Base dovevano verificarsi logicamente analoghi
cambiamenti anche nel gelato
- Un confronto dei valori espressi negli Spettri zuccherini
delle due schede n° 4 e n° 6 rileva immutate le posizioni sia
del destrosio (27.7% ca.) che del fruttosio (6.8%)
- In quest’ultima formulazione si hanno quattro tipi di
zuccheri;
- Per quanto attiene i valori PAC e POD riscontriamo identica
sorpresa: il PAC riducendosi dai 34.1 punti (scheda n° 4) ai
32.8 (scheda n° 6) permetterebbe, secondo i dati del collega
Angelo Corvitto, l’innalzamento della temperatura di servizio,
teoricamente a meno 14° C, con una differenza quindi di appena
un grado Centigrado. Anche i valori POD si differenziano di
ben poco
- Verrebbe lecito domandarci se valga realmente la pena
operare con le maltodestrine a questi livelli, ma potremmo
anche chiederci se un loro aumento di dosaggio sarebbe
realmente in grado di offrire migliori risultati nei due
aspetti del PAC e del POD?
Conoscendo le maltodestrine quali idrolizzati molto vicini
all’amido potremmo facilmente immaginare un loro non
indifferente contributo in termini di consistenza del prodotto
finito; non ci sembra quindi opportuno procedere con dei
dosaggi oltre un certo valore anche perché bisogna tenere
conto di altre caratteristiche della composizione (quantità e
qualità di stabilizzanti, ecc.)
- Riteniamo che, tutto sommato, le maltodestrine non abbiamo
sortito dei risultati particolarmente significativi in questi
due aspetti del PAC e del POD
- Inutile ricordare quanto l’artigiano gelatiere, incline alla
ricerca e al prova e riprova, abbia quindi il privilegio di
sperimentare agevolmente le più fantasiose combinazioni
merceologiche riscontrando poi di persona e nella realtà le
risposte ai suoi tanti perché.
Vogliamo quindi augurarci che questa peculiare caratteristica
dell’artigiano gelatiere rimanga sempre viva nella sua tipica
attività creativa.
Formulazione n° 4
(ricetta base con inserimento di Sciroppo di Glucosio
disidratato 38 DE; bilanciamento analitico funzionale)
A dimostrazione delle considerevoli possibilità di
combinazioni compositive ci piace prospettare una terza
formulazione che anche se teoricamente raggiunge determinati
valori (forse anche auspicati) dovrà comunque “passare la
verifica sul campo”.
Abbiamo voluto mettere in prova un tipo di idrolizzato
parecchio usato in questi ultimi anni: lo “Sciroppo di
Glucosio disidratato 38 DE” avente un PAC 70 ed un POD 30.


Note di commento alla scheda n° 7: Sciroppo Base
- Dalla ricetta base salta all’occhio la considerevole
riduzione del destrosio a vantaggio dello Sciroppo di Glucosio
disidratato 38 DE, e se ne vedono le conseguenze nei valori
soprattutto del PAC e parzialmente anche del POD.
Infatti lo Spettro zuccherino segna chiaramente (scheda n° 7)
un 69.7% al saccarosio, un 4.9% al destrosio ed un 25.4% allo
Sciroppo di Glucosio disidratato 38 DE;
- Per ottenere una considerevole riduzione (forse anche
eccessiva) del PAC (confrontare la scheda n° 5 con la scheda
n° 7, da 60.8 punti a 49.3 punti) siamo dovuti intervenire sul
destrosio sostituendo le maltodestrine con un considerevole
quantum di Sciroppo di Glucosio 38 DE ed i riflessi di tali
nuove proporzioni si sono evidenziati chiaramente.
Abbiamo compiuto tale modifica ricordando che mentre il
destrosio registra un PAC di 180, lo Sciroppo di Glucosio
disidratato 38 DE ne segna uno di appena 70. Anche il POD
dimostra una considerevole differenza di valori tra i due
zuccheri.
Nella scheda Riepilogo si evidenzia la comparazione dei
diversi valori e delle varie situazioni prospettate.
Note di commento alla Scheda n° 8: Gelato di Fragola
- Ricordare che negli esempi abbiamo tenuto conto della
ricetta “madre” da lei indicata rispettando la composizione
iniziale:
Polpa di fragole kg 3,000
Sciroppo base kg 4,840
Acqua kg 2,160
- Desideriamo anche far notare che in quest’ultima
composizione siamo riusciti a rispettare lo stesso valore
quantitativo del saccarosio sul 65% ca. (vedere schede n° 4 e
n° 8) da lei prospettato nella sua ricetta originale
- Ci piace rilevare che mentre il PAC di quest’ultima
formulazione si attesta su 27.3 punti, questi corrispondono ad
una temperatura di servizio (ci rifacciamo sempre al testo
dell’amico Corvitto) di -11/-12°C, la temperatura ideale del
gelato in vetrina per la confezione dei coni
- Non abbiamo eseguito prove pratiche cosicché non ci
assumiamo la responsabilità relativa ai valori di fusione,
organolettici e reologici che andrebbero esaminati anche
sperimentalmente.

QUALCHE NOTA AGGIUNTIVA
Gli esempi esposti in risposta al suo quesito vogliono
confermare come oggi sia possibile al gelatiere realizzare
delle personali formulazioni a seconda delle più varie
necessità della propria azienda o del mercato. Ci rendiamo
conto di avere potuto offrire semplicemente una
“dimostrazione” non essendoci stato possibile, e ne siamo
dispiaciuti, entrare nei tanti dettagli matematici.
Per una più sicura conservazione (sul piano microbiologico)
dello Sciroppo Base vorremmo suggerirle di aumentare la
concentrazione degli zuccheri per lo meno al 65%.
È questa infatti la soglia di “sicurezza” contro un’eventuale
proliferazione batterica, in quanto tale percentuale
rappresenta la massima saturazione e quindi un contenuto
d’acqua libera inferiore al livello minimo di disponibilità
per i microrganismi.
Se è vero che nel suo esposto caso le maltodestrine non hanno
offerto un risultato particolarmente significativo ciò non
annulla la loro utilissima funzione in altre direzioni; anzi
le diciamo subito che a volte sono anche di interessante
utilità nel gelato a base latte.
Infine, e non per ultimo, vorremmo ricordarle che il dosaggio
di tutti gli ingredienti in ricetta va eseguito interamente a
peso e non a volume, pena il totale sbilanciamento della
miscela. Il peso specifico del frullato di frutta, delle basi
in genere e degli sciroppi alle diverse concentrazioni,
variano moltissimo tra di loro ed i conti del bilanciamento
saltano del tutto. Se per pesare con attenzione lo sciroppo di
glucosio (in pasta) si compie parecchia fatica, come sarebbe
possibile misurarlo adeguatamente “a volume”?
Riteniamo che quanto da lei segnalato sia frutto di una svista
cosicché abbiamo considerato i suoi dosaggi regolarmente a
peso.
Da una domanda iniziale di poche righe e apparentemente dalla
risposta facile e sbrigativa ne è nato un esame parecchio
approfondito (anche se non ci è stato possibile precisare
tutti i dettagli) al fine di ricordare la complessità del
sistema gelato e la strada da percorrere per il raggiungimento
di una sempre più consapevole professionalità.
Ci auguriamo di avere anche dimostrato che, a volte,
l’inserimento “per intuito” di un determinato ingrediente può
anche non rispondere alle aspettative e che vale quindi la
pena andare più a fondo dei problemi. Auguriamo a lei, caro
collega, ed a tutti i gelatieri attivi durante questi mesi
estivi un’allegra e proficua stagione.
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