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di
Alberto Giardini
Ogni giorno il gelatiere compie misurazioni di laboratorio,
con l’ausilio di strumenti specifici: misurazioni di peso, di
volume, di temperatura, di pH, ecc., il cui risultato è
espresso da valori numerici, comodamente offerti, di solito,
da strumenti elettronici.
A loro volta, le misurazioni possono essere la base di
elaborazioni matematiche - ad esempio, per inventare o
modificare ricette - e anche qui l’elettronica la fa da
padrone.
Ma quando gli elettroni non sono guidati dai neuroni, si sa,
ci portano fuori strada.
Poniamo il caso che, in sede di bilanciamento, ci servano g
100 di destrosio: cosa facciamo?
Semplice: versiamo tale zucchero sul piatto della bilancia
(elettronica, manco a dirlo) poco per volta fino a quando
questa indicherà il numero 100. Corretto, ovviamente, ma
nascono due domande.
1 È proprio questo il peso “esatto” del nostro
destrosio?
2 Possiamo usarlo, tal quale, nel calcolo del
bilanciamento?
La risposta più plausibile al primo quesito è no, perché il
risultato di una misurazione - di qualsivoglia misurazione - è
sempre un’approssimazione, una stima.
Di conseguenza può essere illogico impiegare nel calcolo un
numero stimato come se questo fosse un numero astratto,
esatto.
Quando si maneggiano numeri derivati da misure bisognerebbe
invece rispettare precise regole di calcolo, che cercherò di
delucidare con alcuni esempi.
Alla ricerca del valore “esatto”
Iniziamo allora la nostra esperienza misurando il diametro di
un bicchiere, prendiamo un righello e troviamo che il diametro
è di cm 6,7 (6 centimetri e 7 decimi).
Questo numero significa, per convenzione, che la misurazione è
stata fatta con l’approssimazione al decimo di
centimetro e che il valore esatto è
compreso tra cm 6,65 e un’inezia di meno di cm 6,75.
Se fosse infatti di cm 6,75 dovremmo dire, per la regola
dell’approssimazione, che è di cm 6,8.
Ma se la stessa misura la ripetessimo con un calibro,
troveremmo che il risultato è, per esempio, cm 6,67. Anche in
questo caso, benché l’approssimazione sia migliore (al
centesimo di centimetro), il significato del nostro responso è
che il valore esatto della misurazione è
compreso tra cm 6,665 e un’inezia di meno di cm 6,675.
A questo punto potremmo anche usare uno strumento ancor più
sofisticato, come il micrometro digitale, ma saremmo
consapevoli che l’ultima cifra indicata dallo strumento
(ammesso che lo strumento stesso non commetta errori) è sempre
e comunque un’approssimazione, cioè una stima.
In pratica, l’ultima cifra della misurazione stabilisce che
le cifre che la precedono sono senz’altro esatte, per cui
possiamo usarle con sicurezza nei calcoli.
Ma tale cifra non costituisce, essa stessa, un valore su cui
poter fare affidamento, quindi, se versiamo una confezione di
latte in un cilindro da laboratorio, graduato di 10 in 10 ml
(millilitri o centimetri cubi), e diciamo che il volume è di
504 ml, sappiamo che le prime due cifre (5,0) sono esatte,
mentre l’ultima (4) è una nostra stima, che dipende dalla
bontà del nostro “occhio”, per cui non è una cifra
assolutamente riproducibile.
La precisione di ogni misura ha come limite la
sua riproducibilità (ripetibilità),
che non è mai assoluta e talvolta la ripetibilità ha come
limite la sensibilità dell’operatore, il “colpo d’occhio”.
Cifre significative
Naturalmente il discorso sulla precisione - o, se vogliamo,
sull’incertezza del risultato - vale per
qualsiasi tipo di misurazione analitica, ed è facile rendersi
conto di quanto ciò sia vero se disponiamo di una serie di
bilance di differente precisione d’indicazione.
Così, g 20 di neutro, “esattamente” pesati su una bilancia
ordinaria (al grammo), diventano ad esempio g 20,4 su una
bilancia più sofisticata, g 20,42 su una “bilancia tecnica” e
ancora g 20,4248 su una “bilancia analitica”.
Nel primo caso abbiamo scritto un valore di 2 cifre
significative (2, 0), nel secondo il valore è di 3 cifre
significative (2, 0, 4), nell’ultimo il valore è di 6 cifre
significative (2, 0, 4, 2, 4, 8). Una cifra relativa a una
misura è detta cifra significativa quando è
possibile valutarla con sufficiente riproducibilità.
Questo significa - lo ripeto - che se la bilancia indica g 20
(2 cifre significative), tale strumento è in grado di
valutare, con sufficiente approssimazione, il grammo,
ma che l’ultima cifra (lo zero, in questo caso) è comunque
un’approssimazione, una stima. Quindi attenzione: se la
bilancia che usiamo non è in grado di stimare il centigrammo,
ma solo il grammo, bisogna riportare il succitato valore (ad
esempio, scrivere tale valore nella tabella per effettuare
calcoli di bilanciamento) come
g 20, non come g 20,0 o, ancor peggio, g 20,00!
Questa potrebbe sembrare una questione di lana caprina, ma non
lo è affatto, ed è importante rendersene conto, sia per
effettuare calcoli matematici corretti (somme, sottrazioni,
moltiplicazioni e divisioni, i cui risultati devono essere
scritti in base alla significatività delle cifre di partenza)
e sia, se vogliamo, per le implicazioni legali… (a cui in
seguito accennerò).
Attenti: 2,0 x 3 non fa 6!
Care vecchie tabelline delle elementari: 2 x 1 = 2; 2 x 2 = 4;
54 : 9 = 6..... Giusto? Come no, giustissimo, se però i numeri
si usano nel modo giusto. Infatti l’aritmetica è scienza
esatta, ma la sua applicazione può essere sbagliata.
Infatti, se ci pensiamo, 1 + 1 = 2 è un’aritmetica da
pallottoliere: esatta perché tutte le palline del
pallottoliere sono uguali.
Ma un cavallo più un cavallo fanno due cavalli solo se i due
cavalli sono cloni… Però se attacchiamo alla carrozza un
cavallo bretone, poi vi aggiungiamo un pony, la somma della
potenza (cioè, 1 cavallo + 1 cavallo = 2 cavalli) non torna
affatto.
Ma rientriamo nel nostro laboratorio e supponiamo di avere
bisogno di g 5000 di saccarosio, mentre di-sponiamo di una
bilancia da g 1000 (1 kg), che ha una precisione al decagrammo
(la scala di misura va di 10 in 10 grammi).
Per risolvere il problema pesiamo per 5 volte consecutive g
1000 di saccarosio e… ne avremo esattamente g 5000,00.
Giusto?
No, sappiamo già che è sbagliato, infatti non otterremo in
totale grammi 5.000,00 di saccarosio, e nemmeno g 5000,0 ma g
5000.
O meglio, un peso vicino a g 5000, perché le ultime due cifre
sono incerte (bisognerebbe scrivere tale numero in modo
scientifico: 5,0 x 103, perché in questo modo si dice che le 2
prime cifre significative, 5 e 0, sono certe, mentre la
moltiplicazione per 103, cioè per 1000, indica un ordine di
grandezza, quindi un’approssimazione, ma non una certezza).
D’altra parte, è vero che se incassiamo 7 banconote da 100
euro significa che incassiamo euro 700,00. Infatti la
banconota ha, per sua natura, un valore assolutamente
esatto: 100 euro sono anche 100,0 euro, 100,00 euro,
100,000 euro… Ma la nostra bilancia è soggetta alla regola
dell’approssimazione! I nostri 1000 grammi, se lo strumento ha
la precisione al decagrammo, equivalgono a un peso che può
variare da g 9.995 a quasi g 1.005.
Noi non conosciamo il peso esatto del nostro saccarosio, ma
sappiamo che, con l’approssimazione del decagrammo, 5 pesate
da circa 1.000 equivalgono (approssimativamente) a un peso
totale di 5.000.
Scrivere 5000,0 è dichiarare il falso, perché sottintende
un’approssimazione al decigrammo, e scrivere grammi 500,00
significa che l’approssimazione è al centigrammo.
Ora andiamo avanti, e proviamo a sommare tre pesate con la
stessa bilancia, che ha la precisione del decagrammo (10
grammi), per calcolare il peso medio. Ad esempio: (990 + 940 +
960) : 3 = 2890 : 3 = 963,33... È questo il valore medio delle
tre pesate? No, perché la nostra bilancia va di 10 in 10, per
cui il risultato - che è più vicino a 960 che a 970 - dobbiamo
arrotondarlo a 960. Un altro esempio.
Per formulare una ricetta di gelato alla nocciola, sommiamo le
pesate ottenute separatamente con la bilancia “N°1”, al
decagrammo (10 g), e con la bilancia “N° 2”, al decigrammo
(0,1 g), come indicato in tabella. Calcoliamo il totale tal
quale (come viene spontaneo di fare) e il totale con
arrotondamento, sulla base della precisione di ogni bilancia.

Di primo acchito il totale di sinistra (1565,0) ci sembra il
più corretto, perché sembra più “preciso”.
Ma bisogna riflettere sul fatto che i nostri valori non sono
certo numeri astratti: sono invece stime, compiute da
strumenti elettronici (o meglio, da sensori elettronici).
Per la regola dell’approssimazione numerica occorre quindi
arrotondare tutti i numeri alla precisione dello strumento
meno preciso, per cui, come si vede, la somma corretta è g
1570.
Il totale di sinistra sarebbe del tutto corretto se avessimo
usato una bilancia al decigrammo in tutte le pesate.
Ovviamente, le percentuali degli ingredienti, se proviamo a
calcolarle, risultano un po’ diverse nel primo e nel secondo
caso.
Ma tant’è. Il ragionamento si capisce forse meglio con un
ultimo esempio “estremo”.
Immaginiamo di dover sommare 5 sacchi di noci con 3 noci. Qual
è il totale? Dire che è di 5 sacchi e 3 noci sarebbe ridicolo,
dato che il “sacco” è una unità di misura ottenuta con uno
strumento di misura impreciso - il sacco, appunto - nella
quale una noce in più o in meno “balla”, ovvero non conta
nulla...
Quindi il totale correttamente indicato è di 5 sacchi. Se però
si potesse usare un sacco speciale, un sacco “di precisione”
che contiene per l’esattezza 2000 noci, allora calcolare un
totale di 10.003 noci sarebbe la cosa più sensata di questo
mondo.
Le implicazioni legali
Tornando a discutere dell’importanza reale delle cifre
significative, immaginiamo ora che il limite legale di
un’ipotetica sostanza inquinante, “X”, nell’ipotetico alimento
“gelato”, sia fissato in 0,2 mg/Kg: ebbene, tale limite
sarebbe considerato senz’altro invalicabile dal “buon senso”
comune (ammesso che il buon senso esista!). Immaginiamo allora
di scoprire, grazie a uno strumento più sofisticato del
solito, che nel nostro gelato il contenuto di “X” sia 0,201
mg/Kg.
Ciò significa forse che il gelato non è conforme ai requisiti
di legge?
In realtà il limite legale, di 0,2 mg/Kg (cioè 2 x 10–1
mg/kg), è un valore con una cifra significativa (lo
zero davanti alla virgola non conta, ovviamente) ed è diverso
dal valore 0,20 (2 cifre significative), come è diverso dal
valore 0,200 (3 c.s.). Dal punto di vista tecnico è quindi
corretto pensare che persino un valore di “X” pari a 0,249
rientra perfettamente nel limite previsto dalla legge (0,2),
perché, tenendo conto di una cifra significativa, è più
prossimo a 0,2 che non a 0,3. Ma dal punto di vista di qualche
solerte magistrato questo criterio (scientifico) potrebbe
essere considerato un’arbitraria elevazione del limite legale.
Già, ma gli avvocati, che costano sempre una
cifra...significativa, serviranno pure a qualcosa, o no?
Errare è umano, e perseverare?
Un altro aspetto interessante, in tema di misurazioni, è
quello che gli statistici chiamano “errore”.
Perseverare nell’errore, in tema di misurazioni, può essere
diabolico o meno, perché dipende dal tipo d’errore. Proviamo
infatti a ripetere dieci volte la misurazione, in millimetri,
della lunghezza del tavolo, con lo stesso righello: certamente
otterremo qualche misura (se non tutte) diversa dall’altra. E
la probabilità di ottenere valori discordanti aumenta se ad
ogni determinazione cambiamo lo strumento di misura, e aumenta
ancora di più se l’esecuzione di ogni misurazione viene
affidata a un operatore diverso.
Tra tutti i valori trovati, quale sarà quello più vicino al
giusto?
Qui sta il busillis. Certamente esistono tre tipi di errore:
1 gli errori grossolani, dovuti a
disattenzioni, scorrettezze, ecc. (la qualità del lavoro di
operatori diversi può essere molto diversa);
2 gli errori sistematici, vale a dire gli
scostamenti dal valore esatto che sono sempre diretti nello
stesso senso (ad esempio, dovuti al righello che fornisce
sempre risultati di 2 mm superiori al valore esatto);
3 gli errori accidentali, che sono quelle
fluttuazioni, rispetto al valore esatto, che si manifestano
casualmente, sia nel segno (in più o in meno) che
nell’intensità (grandezza).
Ad esempio, errori accidentali sono quelli dovuti a una
bilancia “ballerina”, che fornisce valori talvolta superiori e
talvolta inferiori di 1, 2 o più grammi rispetto a quello
esatto; oppure sono quelli dell’operatore, che in giorni
diversi, in condizioni diverse, ecc. può fornire prestazioni
più o meno buone.
Comunque, se gli errori grossolani e gli errori sistematici si
possono evidenziare, e quindi si possono rimuovere o
correggere, gli errori accidentali, cioè aleatori, sono
nettamente più subdoli e insidiosi, e quindi non si possono
eliminare, se non ripetendo diverse volte la stessa
misurazione e applicando i metodi della statistica.
GLOSSARIO DELL’ELETTRONICA
Per finire, chiarisco alcuni termini che tipicamente
riguardano invece le misurazioni effettuate con strumenti
elettronici, per cui la rilevazione del valore è fatta da
sensori elettronici.
Accuratezza: è lo scostamento tra il valore
indicato dallo strumento (output) e il valore
vero della misura (input).
Drift (deviazione): è un cambiamento di lettura
dello strumento nel tempo (ad esempio, un cambiamento della
lettura della stessa precisa pesata).
Segnale di errore: è la differenza tra il punto
di regolazione (set point) e il valore indicato dallo
strumento (ad esempio, un pH-metro indica 7,1 misurando una
soluzione di taratura a pH 7,0 a 20°C).
Isteresi: è la differenza in lettura ottenuta
quando uno strumento approccia il segnale in direzione opposta
(ad esempio il peso di g 1000 rilevato prima aggiungendo
materiale sul piatto vuoto della bilancia, poi sottraendo
materiale dal piatto pieno, può denotare un’isteresi, cioè una
differenza: per evidenziare l’effettiva presenza di isteresi,
basta ripesare le due suddette pesate separatamente).
Offset (deviazione iniziale): è la lettura dello
strumento prima di effettuare la misurazione (ad esempio, una
bilancia col piatto vuoto dovrebbe indicare il valore 0: se
indica invece –1 occorre “settare” la lettura aggiungendo 1).
Precisione: il limite entro il quale un segnale
può essere letto dallo strumento (ad esempio, per un pH-metro,
il limite del segnale può essere 0,1 pH, oppure 0,01 pH,
ecc.).
Range (campo di lettura): il valore inferiore e
superiore che lo strumento può misurare (ad esempio, per un
termometro con scala da –10 a +50°C, il range è 60°C).
Ripetibilità (riproducibilità): una valutazione
dell’accordo tra una serie di letture ripetute della stessa
misura (ad esempio, se la ripetibilità è buona, 5 ripetizioni
della stessa pesata dovrebbero dare valori identici o molto
ravvicinati).
Sensibilità: il cambiamento di valore di uscita
(output) della variabile a cui lo strumento risponde ad ogni
cambiamento effettivo della stessa (esempio, una bilancia con
precisione al grammo, se è sensibile, dovrebbe effettivamente
modificare l’output di una unità per ogni 1 g in più o in meno
posti sul piatto).
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