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Le
gelaterie di alto profilo possono qualificare la loro offerta
con una proposta centrata sull’alta qualità: latte e panna
freschi, frutta al 50-60%, ingredienti composti solo di
eccellenza… È così che si crea fiducia verso il gelato
artigianale.
Naturalmente queste scelte devono essere
comunicate al consumatore, perché questo gelato vale di più!
Ormai il consumatore si è stufato dei prodotti omologati,
quasi identici l’uno all’altro, uguali sia fra locali diversi
sia (ed è assai peggio!) fra un gusto e l’altro.
Che gusto sarà?
Talvolta, in particolare in alcuni centri commerciali (dove
l’omologazione rischia di trionfare in tutto: nei nomi, nelle
insegne, nei prodotti esposti pacchianamente, nei cartelli
caciaroni… dalle scarpe ai profumi, dal gelato alle patatine),
da quelle vetrine dove troneggiano ancora le “vaschette
puttanone” con montagne eccessive di gelato pasticciato da
variegature sguaiate, il cliente riceve dalle mani del
banconista il gusto richiesto ma non riesce neppure a
riconoscerlo con le sue papille gustative, perché si
confondono fra loro le creme, fra loro le frutte e addirittura
fra loro le creme e le frutte.
Così il mito e l’apprezzamento del gelato artigianale si
incrinano e, con essi, la fiducia del consumatore verso il
nostro prodotto, che rischia di non essere più identificato
con “il” piacere, ma di diventare invece una delle svariate
opzioni del generico “food”, che spazia dai tranci di pizza
alle patatine, dai bomboloni ai maritozzi, dagli arancini ai
biscotti…
Siamo riusciti per decenni a tenere alta la bandiera del
gradimento del gelato artigianale italiano, e ci siamo
riusciti anche quando la grande industria dell’ice-cream ha
cercato di scalzarci e di sostituirci con il prodotto
serializzato.
Ora le quote di consumo dell’icecream industriale e del gelato
artigianale quasi si equivalgono, ma a fare la differenza è
ancora il grande prestigio del prodotto artigianale: non
possiamo permettere che questo primato, che dura nel tempo,
venga messo in discussione da uno scivolamento peggiorativo
causato da operatori arruffoni e poco competenti!
Ingredienti dubbi
Alle spalle di questi gelati di scarsa qualità ci sono spesso
cartelli degli ingredienti che dovrebbero inquietare
abbastanza il potenziale consumatore, se li leggesse
attentamente: dietro la generica dicitura “latte” si cela il
latte in polvere reidratato (altrimenti, come la legge
consente di fare, sarebbe ben evidenziato “latte fresco”!),
panna e uova sono citati assai avanti nell’elenco che come si
sa è in ordine decrescente di utilizzo, così pure la frutta è
in posizione defilata, quando c’è; ben posizionati sono solo
acqua e zucchero, ma accompagnati da amidi modificati e dalla
lunga, lunghissima, interminabile sequela di “E”. Non dobbiamo
mai dimenticare che nel consumatore resta forte la convinzione
che il gelato debba garantire freschezza e genuinità, con
massima valorizzazione di latte, panna, frutta, uova …
Nel cartello degli ingredienti deve trovare la conferma di
questa convinzione, con gli ingredienti nobili ai primi posti
dell’elenco: vuol dire che il suo gelatiere sceglie i prodotti
più validi e non sta a risparmiare sulla qualità.
L’ulteriore e definitiva conferma verrà dalla degustazione (e
dal piacere conseguente).
Prezzi stracciati
Per “raccattare” clientela, spesso i locali che non curano la
qualità optano per prezzi molto bassi - talvolta sotto i 12
euro al chilo e molto meno nei periodi promozionali - e per
cartellonistica appariscente: verrebbe da dire che si possono
permettere prezzi stracciati perché il loro prodotto vale
veramente poco, se non fosse evidente che in molti casi, in
aggiunta a questo, c’è il dramma che sono locali che non
riescono a vendere e stanno sparando le ultime cartucce della
lotta per la sopravvivenza.
Purtroppo queste iniziative invece che fare del bene fanno del
male: non creano incassi maggiori alle gelaterie che
“svendono”, deprimono i prezzi in quella area territoriale
provocando un risparmio sulle materie prime che peggiora
l’offerta, mettono il consumatore nella condizione di
acquistare spesso un gelato cattivo e quindi di perdere la
fiducia nei confronti delle gelaterie.
Così non va bene: si rischia di precipitare.
È il momento di dare segnali forti.
Offrire qualità ed eccellenza
Ci aspettiamo che le gelaterie di alto profilo rafforzino la
loro scelta di offrire qualità in tutti i gusti e di ricercare
l’eccellenza in quelli più specifici della storia e della
cultura di quel singolo locale e di quel territorio. Una
scelta coraggiosa, ma per molti è normalità, potrebbe essere
quella di utilizzare solo latte fresco di alta qualità e panna
fresca, solo frutta in percentuali del 50-60 %, solo materie
prime e ingredienti composti di alto livello...
Queste decisioni dovrebbero essere supportate da una possente
comunicazione, con cartelli chiari e mirati (tipo “Il nostro
gelato di fragola contiene il 60% di frutta”, oppure “Le
nostre miscele al latte contengono latte fresco di alta
qualità”): comunicazioni semplici ed eleganti, mai troppo
appariscenti e “gridate”.
Il prezzo di questo gelato artigianale dovrebbe essere più
elevato, dovrebbe essere quello giusto, che ripaghi l’utilizzo
di prodotti buoni, genuini, freschi e di ingredienti di
qualità, un prezzo che premi una ricettazione, un processo
produttivo ed espositivo, una cura del servizio e una
professionalità che valorizzano davvero il gelato artigianale
italiano e lo confermano nell’immaginario collettivo e nella
fiducia del consumatore come “il” piacere.
Nulla vieta che questa scelta di eccellenza (e di prezzi più
elevati) riguardi solo una parte dei gusti esposti, per
esempio Lattemiele, Crema all’uovo, Nocciola Tonda Gentile
delle Langhe, Pistacchio puro di Bronte, Cioccolato puro
fondente, Yogurt con fermenti lattici vivi, Fragoline di
bosco, Limone di Sorrento: magari si può proporre per questi
gusti una esposizione specifica, con anche coni - bicchierini
- termoscatole differenziate, mentre per gli altri gusti può
valere una esposizione tradizionale, e un confezionamento
normale, mantenendo anche l’usuale prezzo di vendita.
Un passa parola positivo
Anche nell’articolazione delle “nuove frontiere della
gelateria” (semifreddi, monoporzioni, bocconcini, stecchi,
yogurt, frutta a pezzettoni, salse, granite…), sarà il singolo
gelatiere a scegliere quelle da collocare e offrire nella
fascia alta e caratterizzante, facendole diventare le
specialità che fanno da traino al passa-parola con cui i
clienti fidelizzati faranno conoscere ad amici e parenti
quanto è buono quel gusto specifico e quella specialità
particolare della gelateria tal dei tali, con il piacere di
dare un consiglio in base a una conoscenza diretta e a una
degustazione che ha lasciato ricordi gradevoli e positivi.
Questi locali di alto profilo saranno gli apri-pista di un
nuovo rilancio del prestigio del gelato artigianale e della
ripresa di fiducia in esso: pensiamo a loro già adesso con
simpatia e con gratitudine e promettiamo (da subito) di
sostenerli in questa irrinunciabile scelta di qualità e di
ricerca dell’eccellenza, che aiuterà tutto il settore a
crescere e premierà maggiormente chi si è impegnato con
passione e con professionalità. Ancora una volta mi auguro di
avere il sostegno, in questa battaglia culturale, dei
gelatieri più professionali e più avanzati e dell’intera
filiera.
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