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Già nell’antichità medici come Ippocrate (460-370 a.c.) e Galeno
(132-210 d.c.) curavano l’allergia alimentare. Attualmente il problema
ha una maggiore rilevanza anche a causa della progressiva diminuzione
degli allattati al seno e l’inizio parallelo delle produzioni di latte
animale per l’alimentazione del bambino.

Le prime documentazioni di allergia si riferiscono ai primi decenni
del secolo scorso relativamente alle proteine del latte e dell’uovo.
Successivamente sono state dimostrate allergie ai più svariati
alimenti. Le manifestazioni di allergia agli alimenti sono state
osservate con maggior frequenza nei paesi a più elevato tenore di vita
in conseguenza al maggior uso di alimenti di produzione industriale.
I fattori scatenanti sono rappresentati nella maggior parte dei casi
da alimenti, ma spesso è in gioco un’allergia agli acari della
polvere.
Le manifestazioni cliniche fanno il loro esordio verso il terzo mese
di vita con eritema roseo, pruriginoso che assumerà poi un aspetto
eczematoso con fissurazioni superficiali e formazione di croste.
L’eczema inizia dal cuoio capelluto (crosta lattea) e dalle guance per
poi estendersi alle superfici flessorie dei polsi e dei gomiti, ai
genitali, a mani e piedi.
Esistono almeno tre tipi di reazioni avverse agli alimenti:
1 reazioni allergiche, propriamente dette, dovute a meccanismi
immunologici.
2 Reazioni da intolleranza da deficit enzimatici (es. deficit di
lattasi con intolleranza al latte).
3 Reazioni pseudoallergiche dovute a meccanismi extraimmunologici e
dose dipendenti (farmaci ed alimenti liberatori di istamina).
Una vera allergia alimentare è frequente soltanto nella prima
infanzia. L’allergia al latte vaccino, all’uovo si riscontra
all’incirca nel 5% di bambini di età inferiore ai 2 anni.
Si osserva poi una graduale riduzio-ne spontanea dell’allergia fino ad
assumere, verso i 10 anni, la frequenza analoga dell’adulto.
Nell’adulto l’allergia alimentare è molto meno frequente (1%) e gli
alimenti più coinvolti sono di origine vegetale (frutta e verdura);
queste forme si osservano spesso in pazienti affetti da pollinosi
causa della frequente cross-reattività tra pollini ed alimenti
vegetali.
L’allergia alimentare si caratterizza per una grande variabilità delle
manifestazioni cliniche.
I cibi, stimolando la produzione di IgE specifiche verso gli antigeni
proteici, determinano la comparsa di sintomi polimorfi che coinvolgono
diversi organi. Una particolare forma di anafilassi è quella da
esercizio fisico che si determina dopo attività fisica ed è spesso
correlata da assunzione di determinati cibi entro due ore
dall’esercizio fisico: gli stessi alimenti senza successivo sforzo non
provocano reazione.
La reazione più grave ma rara, è lo shock anafilattico che può
essere innescata anche da quantità minime dell’alimento; è una
reazione sistemica grave ed un’emergenza medica i cui sintomi possono
avere un esito anche mortale se non si tratta tempestivamente.
Come si manifesta l’allergia alimentare? La sindrome orale allergica è
contraddistinta da sintomi che riguardano soprattutto il cavo orale.
Nel soggetto sensibile appaiono entro pochi minuti o al massimo entro
un’ora dal contatto con il cibo.
Sono rappresentati da prurito pungente dell’orofaringe, comparse di
papule-vescicole nella mucosa ed edema delle labbra.
Se il paziente ingerisce l’alimento possono comparire altri sintomi,
come orticaria, diarrea e vomito.
I cibi che più frequentemente causano questa sindrome sono la frutta e
le verdure crude.
Le manifestazioni cutanee sono frequenti. I due quadri caratteristici
sono l’orticaria acuta e l’angioedema. L’orticaria acuta è
caratterizzata da prurito, bruciori e pomfi che variano
considerevolmente per estensione e durata. L’angioedema non provoca
prurito ma formicolio, calore e sensazione di tensione su una pelle
edematosa. L’allergia gastrointestinale è il quadro più eclatante, e
frequente è la gastroenteropatia acuta causata dal contatto della
mucosa con l’alimento responsabile e caratterizzato da dolori
addominali e diarrea. Le manifestazioni respiratorie non sono
frequenti e comprendono rinite, rinongiuntivite e asma bronchiale. La
maggior parte dei casi di asma da alimenti si manifesta nella prima
infanzia ed è in genere dovuta a reazioni allergiche al latte.
Ci possono essere dei casi di asma nei soggetti che lavorano farine di
cereali, spezie e crostacei. Un ulteriore quadro complesso è la
dermatite atopica, una malattia infiammatoria che colpisce circa il
10-12% dei bambini sotto i 7 anni (nel 60% dei casi inizia entro il
primo anno di vita) e si presenta spesso in soggetti con familiarità
allergica. Nel 10% dei casi persiste in età adulta e nel 20% si
accompagna ad asma bronchiale.
Alimenti implicati nelle reazioni allergiche
La FAO (Food and Agricolture Organization), in collaborazione con la
Commissione Europea, ha stilato una lista degli alimenti più
allergizzanti. Il 90% delle reazioni allergiche su base alimentare
sono causate in particolare da questi alimenti, vediamoli nel
dettaglio:
Latte: l’allergia alle proteine del latte vaccino è la prima
causa di allergia alimentare e colpisce soprattutto i bambini. Può
dare origine a reazioni anche molto gravi, persino attraverso la
semplice inalazione di particelle di latte in polvere. L’allergia
alimentare può insorgere come malattia lavorativa, frequente tra le
persone impiegate negli stabilimenti (anche rari gelatieri) dove si
lavora ad esempio il latte in polvere.
Soia: è un altro alimento fortemente allergenico; alcuni
bambini allergici al latte vaccino lo diventano anche alla soia, in
quanto il “latte” che si ricava per spremitura dai suoi semi è spesso
usato come alternativa anallergica al latte. Non bisogna dimenticare,
inoltre, che alcuni componenti della soia, quali la lecitina e gli
idrolizzati proteici, sono ampiamente utilizzati come additivi
alimentari e possono quindi rendere pericoloso il consumo degli
alimenti a cui vengono aggiunti.
Arachidi e Noci: l’allergia alle arachidi fino a pochi anni fa
era un problema ristretto agli USA, ora si sta diffondendo anche in
Europa e sta diventando una delle principali allergie del bambino.
Uova: l’uovo contiene moltissime proteine dotate di potenziale
effetto allergico. Tra queste, le principali sono tre: l’ovomucoide,
l’ovoalbumina e l’ovotransferrina; solo le ultime due sono labili al
calore e si denaturano con la cottura, perdendo la capacità di
produrre manifestazioni allergiche. Conoscere a quale proteina si è
sensibilizzati risulta quindi essenziale per impostare
un’alimentazione di esclusione adeguata. Gli stessi allergeni presenti
nell’uovo sono contenuti anche nella carne ed in particolare in quella
di pollo, che può essere consumata tranquillamente a parte che sia
cotta. L’allergia alle uova è comune in età pediatrica ma,
fortunatamente, regredisce con facilità.
Grano: La farina di frumento solo eccezionalmente provoca
manifestazioni allergiche. L’allergia al grano non va confusa con la
celiachia (di cui parleremo nel prossimo numero), che rappresenta una
patologia totalmente diversa e che soprattutto coinvolge il sistema
immunitario.
Frutta: come banana, avocado, castagna, melone, kiwi e fragole,
possono dare reazioni allergiche.
Ma anche verdure come il sedano, che rappresenta uno degli alimenti
più frequentemente responsabile di allergie.
Alcuni frutti ed ortaggi freschi sono in grado di scatenare una lieve
reazione allergica a livello orale, caratterizzata da un fastidioso
senso di prurito al palato ed alla gola, che compare al contatto con
l’alimento. Si tratta di un tipico esempio di cross-reattività (o
reattività crociata), quel fenomeno per il quale alcuni alimenti
diversi possono causare manifestazioni allergiche simili perché
contengono antigeni con sequenze amminoacidiche affini.
In particolare gli allergeni presenti in alcuni tipi di frutta ed
ortaggi sono simili a quelli contenuti in alcuni pollini.
Ad esempio le persone allergiche all’ambrosia possono esserlo anche ai
meloni, così come i soggetti allergici al polline di betulla
manifestano spesso reazioni allergiche alle mele.
Sostanze e additivi contenuti negli alimenti implicati in reazioni
allergiche
Anche gli additivi presenti negli alimenti possono causare reazioni
allergiche.
Salicilati: naturalmente presenti in alcuni alimenti come
frutta secca, frutti di bosco, arance, uva, erbe aromatiche, vini e
liquori. Possono essere fonte di orticaria cronica.
Tartrazina: è un colorante di sintesi, segnalato in etichetta
con il suo nome o codice E102, addizionato agli alimenti per conferire
loro un piacevole colore giallo limone.
Presente in diverse preparazioni tra cui bevande, maionese e budini,
può essere causa di orticaria e asma.
Anidride solforosa: utilizzata da sempre per il trattamento
dell’uva e dei mosti, è un additivo che si può trovare in diversi
alimenti tra cui marmellate, succhi di frutta, aceto, macedonie e
insalate trattate nei ristoranti con spray per mantenere un aspetto
più fresco.
Solfiti, metasolfiti e bisolfiti: addizionati ai prodotti
preconfezionati come conservanti e/o come antiossidanti, pericolosi
soprattutto per le persone asmatiche.
Rimane il rosso carminio, di largo impiego nell’industria alimentare
(aperitivi gelati), ha un potere allergenico riconosciuto.
Come avevo già indicato nell’articolo “Cartello ingredienti” del
numero 237 del novembre 2010, l’elenco degli alimenti allergenizzanti
è indicato nell’all. 2 sez III del Decr. Lgs 109/92 come modificato
dal Decr. Lgs 178/2007, le sostanze che attualmente sono considerate
allergeni nella normativa sono le seguenti:
Cereali contenenti glutine (grano, segale, orzo, avena, farro,
kamut, o i loro ceppi ibridati) e prodotti da essi derivati
Crostacei e derivati
Uova e prodotti derivati
Pesce e prodotti derivati
Arachidi e prodotti derivati
Soia e prodotti derivati
Latte e prodotti derivati
(compreso il lattosio)
Frutta a guscio
(Mandorle, Nocciole, Noci comuni, Noci acagiù, Noci pecan, Noci del
Brasile, Pistacchi, Noci del Queensland)
Sedano e prodotti derivati
Senape e prodotti derivati
Semi di sesano e prodotti derivati
Anidride solforosa e solfiti in concentrazioni superiori a 10
mg/kg o 10 mg/l espressi come SO2. Questi alimenti se presenti nelle
materie prime o possibile presenza come contaminazione crociata vanno
indicati ed evidenziati nella lista degli ingredienti.
Come deve muoversi il Gelatiere per garantire la sicurezza al suo
consumatore
Per prima cosa compilerà il cartello degli ingredienti evidenziando
con asterisco o altri sistemi gli ingredienti risultanti
allergenizzanti in modo che non nascano dubbi sull’interpretazione.
Questo capitolo “Gestione degli ingredienti allergenizzanti” nel
manuale HACCP lo indicherei come CCP punto critico da tenere sotto
controllo, cercando di inserirlo in tutti quei passaggi che possono
creare possibili contaminazioni di ingredienti allergenizzanti in
preparati normali (privi di allergenizzanti).
Quindi partendo dal magazzino tenere separati tutti gli ingredienti
allergenizzanti dal resto.
Utilizzare per prelevare palette, mescoli, secchielli dedicati a
questi ingredienti per non creare trascinamenti e contaminazioni
crociate.
Preparare i gusti di gelato contenenti allergeni sempre per ultimi o
pulire accuratamente tra una preparazione e l’altra, perché anche
piccole tracce di allergeni possono scatenare, anche se in casi rari,
reazioni da shock anafilattico, questo soprattutto per la frutta a
guscio.
Utilizzare per la vendita al bancone per ogni singolo gusto una sola
paletta, ed ultimo esporre ben in vista il cartello degli ingredienti
indicando se necessario dove sono presenti gli alimenti
allergenizzanti.
Come comportarsi nel caso ci si trovi di fronte ad una persona con
reazione da shock anafilattico?
Chiamare subito il 118 e chiedere al medesimo se è un soggetto già con
precedenti e se è in possesso di farmaci adeguati allo scopo. |