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Attualità
Il Pistacchio: Verde di Bronte D.O.P.

Il 13 gennaio 2010 è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Unione Europea n. L8/3 il Regolamento UE della Commissione n. 21 del 12 gennaio 2010 che, dopo una lunga gestazione, sancisce il riconoscimento di “Denominazione di Origine Protetta” (D.O.P.) al Pistacchio Verde di Bronte. Il Pistacchio, frutto della omonima pianta (Pistacia vera L.) è uno fra i frutti secchi più conosciuti ed utilizzati nelle preparazioni dolciarie, in particolare nei gelati, cui conferisce il particolare gusto ed il caratteristico colore verde.



La pianta, originaria del Medio Oriente, è oggi coltivata in varie parti del mondo (Turchia, Stati Uniti e, soprattutto Iran), ma è in Italia, quasi esclusivamente in Sicilia, che ha trovato un habitat storicamente favorevole per produzioni di qualità.
In particolare sulle pendici dell’Etna, in provincia di Catania, la coltivazione del pistacchio costituisce un importante elemento nell’economia del settore agro-alimentare, viste anche le pregiate qualità organolettiche che il pistacchio riesce ad esprimere in questo territorio.
È stato quindi inevitabile che i produttori etnei intraprendessero l’iter legislativo che ha portato al riconoscimento da parte della Unione Europea della Denominazione di Origine Protetta. Infatti, diversamente da quanto fatto dai produttori della “Nocciola del Piemonte” i quali hanno ottenuto il riconoscimento come Indicazione Geografica Protetta (I.G.P.) - vedasi il Reg. CE n. 464 del 12.03.2004, i produttori siciliani del pistacchio di Bronte hanno richiesto ed ottenuto la protezione come D.O.P., rivendicando così un maggiore e imprescindibile legame tra le qualità del prodotto ed il ristretto ambiente geografico in cui viene coltivato. Infatti basta recarsi nella zona del piccolo comune etneo di Bronte, in provincia di Catania, per ammirare questi alberi da frutto che crescono su terreni lavici, quasi direttamente sulle rocce, in zone che definire marginali è poco e dove quasi tutte le altre colture trovano estrema difficoltà ad ambientarsi.
L’Unione Europea da sempre si è dimostrata particolarmente interessata alla tutela di queste produzioni agro-alimentari tipiche di ogni regione, già con il Regolamento CEE n. 2081/1992 e, successivamente, con quello del 2006, che ha abrogato e sostituito il precedente.
Tra i Paesi dell’Unione, l’Italia è quello che presenta il maggior numero di prodotti tutelati sia come D.O.P. che come I.G.P. (abbiamo superato i duecento).
Il Reg. CE 510/2006 dispone che, una volta approvate e registrate dall’Unione Europea, le D.O.P. e le I.G.P. possano essere utilizzate solo per prodotti conformi ad un apposito disciplinare di produzione da presentare all’atto della richiesta della protezione (art. 4 del Reg. CE 5102006); in particolare tutte le fasi della filiera, dalla produzione, alla trasformazione fino al consumatore finale, sono soggette al controllo del rispetto del disciplinare da parte dello Stato membro, mediante le autorità e organismi che questi individua (art. 10).
L’art. 13 del Regolamento stabilisce inoltre che le denominazioni sono tutelate contro qualsiasi impiego fraudolento e contro qualsiasi illecita, falsa o ingannevole usurpazione o evocazione della dicitura geografica protetta. In Italia le produzioni a D.O.P. e I.G.P. sono controllate dal Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali e da alcuni organismi di controllo pubblici e privati, appositamente autorizzati dallo stesso MIPAAF, scelti dalle singole organizzazioni di produttori.
Per quanto riguarda il Pistacchio Verde di Bronte, il disciplinare di produzione, allegato al Regolamento CE n. 21/2010 stabilisce, tra l’altro, la zona di coltivazione delle piante (i comuni di Bronte, Adrano e Biancavilla), le tecniche agronomiche di produzione, di raccolta e le regole per l’etichettatura del prodotto al momento della commercializzazione.
I produttori etnei hanno scelto di affidare il controllo della D.O.P. Pistacchio Verde di Bronte alla struttura, autorizzata con Decreto MIPAAF del 21.06.06 n. 64534, CoRFilCarni di Messina (www.corfilcarni.it), che già operava nella certificazione di alcune produzioni zootecniche.
Questa struttura deve effettuare tutti i controlli previsti dal Reg. CE 510/2006, in particolare dall’art. 11, e deve provvedere alla certificazione del prodotto da immettere in commercio.
I produttori del Pistacchio Verde di Bronte hanno anche scelto il logo che le partite di prodotto certificato devono riportare in etichetta, rappresentato dalla scritta Denominazione d’Origine Protetta D.O.P., dalla sottostante raffigurazione del vulcano Etna e dal frutto pistacchio, unitamente alla dicitura “Prodotto controllato e garantito dal Ministero delle Politiche Agricole e Forestali ai sensi del reg. CE 510/2006”.
Nel caso delle produzioni di gelati al pistacchio, l’uso della Denominazione d’Origine “Bronte” è pertanto legato all’utilizzo di materie prime certificate e come tali rivendicate sull’etichetta o, per pistacchi venduti allo stato sfuso, sulla documentazione che il venditore è obbligato a fornire.
Nel caso di materie prime prive di tale attestazione, utilizzare un qualsiasi riferimento alla D.O.P. o a parole, immagini e frasi facenti riferimenti all’origine geografica “Bronte” nel gelato al pistacchio, costituisce violazione proprio dell’art. 13 del citato Reg. CE 510/2006 e viene di conseguenza punito, all’atto di una verifica ispettiva, con le sanzioni amministrative previste dal Decreto Legislativo 19 novembre 2004, n. 297 (pubblicato nella Gazzetta Ufficiale italiana n. 293 del 15 dicembre 2004) con importi anche di notevole rilevanza pecuniaria.
Le industrie che invece intendano produrre dei semilavorati per gelati al pistacchio (es. paste o farine), volendo indicare l’origine “Bronte”, consentendo così a sua volta al gelatiere di fare altrettanto, oltre a dover utilizzare una materia prima certificata, devono preventivamente fare domanda alla CoRFilCarni, o direttamente al MiPAAF, l’autorizzazione alla trasformazione del pistacchio certificato ed assoggettarsi ad eventuali controlli di queste autorità, tutto ciò per evitare che venga utilizzata la dicitura protetta su prodotti ottenuti a partire da materie prime estere o comunque non rispondenti al disciplinare.
In questo modo vengono tutelati i produttori del Pistacchio Verde di Bronte che, a fronte degli elevati costi di produzione e certificazione a cui sono soggetti, vedono spesso arrivare sul mercato ingenti quantitativi di prodotto estero spesso di qualità inferiore, ma a prezzi concorrenziali.
La produzione del pistacchio in Italia nel corso degli ultimi anni si è assestata su circa 30.000 quintali di prodotto proveniente da una superficie coltivata di oltre 3.600 ettari, quasi interamente concentrata in Sicilia (tabella 1).



Il prezzo medio del prodotto secco in guscio nell’ultimo triennio, secondo dati della Regione Sicilia, si è attestato intorno a 4-5 euro al kg, per il mercato interno, anche se nei periodi di maggiore richiesta del mercato il prezzo alla produzione può anche raddoppiare.
Diverso è il discorso riguardo al prodotto venduto all’estero, in questo caso il prezzo sale notevolmente (tabella 2); nella tabella 2 sono indicati i dati relativi alle importazioni negli ultimi due anni e mezzo che presentano alcuni interessanti aspetti da valutare. Primo fra tutti è il dato relativo alle quantità importate che hanno sempre superato i 100.000 q.li, che significa come in Italia c’è una grande richiesta di questo prodotto che la produzione interna da sola non può soddisfare, va adeguatamente sottolineato che i principali importatori di pistacchi si trovano proprio in Sicilia, dove si concentrano le richieste da parte degli utilizzatori di questo prodotto. Altro dato da considerare è quello dei prezzi che sono oscillati tra 5 e 7 euro/kg circa, quindi decisamente concorrenziali rispetto alla produzione italiana non certificata e sicuramente molto più economici rispetto a quelli che si presume raggiungerà sul mercato il prodotto certificato come D.O.P., la cui prima raccolta nell’autunno 2010 si presume sarà certificata dalla CoRFilCarni di Messina nei primi mesi del 2011. È importante evidenziare che prima di questa campagna non poteva esserci in commercio alcuna produzione di pistacchio che poteva fregiarsi della certificazione come D.O.P. Pistacchio Verde di Bronte, e quindi tutte le partite di prodotti (freschi, secchi o semilavorati) immesse sul mercato dal momento dell’entrata in vigore del Reg. UE 21/2010 e che si fregiavano di tale origine, non erano titolate a farlo. È innegabile che questo sistema può causare distorsioni nel mercato e speculazioni da parte di quei commercianti che non potendo fornire la quantità di pistacchi Siciliani richiesta dal mercato, non volendo rinunciare a questa attestazione d’origine o a quella più pregiata di “Bronte” e, lusingati dagli ingenti guadagni che ci sono nell’acquistare a poco prezzo e vendere a caro, cercano di “nazionalizzare” un prodotto importato dall’estero vendendolo come Siciliano, magari solo perché la Sicilia è stata solo una tappa del viaggio che ha portato questi pistacchi dall’Iran sino a noi.
Adesso con l’entrata in vigore della protezione per la D.O.P. Pistacchio Verde di Bronte tali comportamenti fraudolenti possono essere puniti ancora più duramente, non solo dal punto di vista amministrativo con le sanzioni pecuniarie previste dal D. Leg. n. 297 del 2004, ma anche dal punto di vista penale quando si accerta che l’illecito comportamento configuri il reato previsto dall’art. 517 del codice penale “Vendita di prodotti industriali con segni mendaci” con l’aggravante del successivo art. 517 bis per prodotti la cui “denominazione di origine o geografica o le cui specificità sono protette dalle norme vigenti”.
Pertanto, è bene che chiunque acquisti pistacchi o semilavorati che utilizzano diciture inerenti la produzione Siciliana o di Bronte, in particolare, si accerti che possano lecitamente rivendicare questa origine, che è legata a un frutto di grande pregio e storia che consente la produzione di gelati di qualità sempre molto apprezzati dai consumatori di ogni età.

 
 
 
 
 
 
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