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Così come anticipato sul numero scorso,
Carlo Pozzi esce dai confini del laboratorio per parlare degli
“usi e costumi” dei gelatieri, tenendo fede alla sua promessa
di essere particolarmente pungente…
Chi,
come me, ha fatto del gelato non solo una professione, ma
anche una ragione di vita (temo però, purtroppo, che siamo
rimasti in pochi), è solito visitare altri locali per
confrontarsi con i colleghi, o più semplicemente per curiosare
in altre gelaterie. Non sono pochi i casi in cui ho notato
diversi “malcostumi”, da parte degli stessi titolari e dei
loro addetti, che andrebbero assolutamente evitati: in questa
occasione mi limiterò a citarne solo alcuni, anche perché
purtroppo l’elenco sarebbe interminabile. Mi vengono subito in
mente, ad esempio, quei proprietari che attendono i clienti
con la sigaretta accesa sulla porta d’ingresso del locale, e
che poi maneggiano il gelato senza lavarsi le mani, ma anche
gli addetti che gestiscono i soldi e le sudice monetine, e che
subito dopo servono il gelato immediatamente al cliente
successivo, magari senza avvolgere il cono con un
tovagliolino…
Non diamo adito ai detrattori del gelato artigianale di
mettere in dubbio l’igiene del nostro prodotto, queste cattive
abitudini sono assolutamente deleterie e screditano l’intera
categoria!
Per avere un’idea della scarsa igiene alla quale mi riferisco,
basta comunque accendere la tv e guardare una qualsiasi
trasmissione di cucina: questi “professionisti” hanno spesso,
salvo rare eccezioni, capelli lunghi sciolti, anelli,
braccialetti, orologi, chi più ne ha più ne metta… per non
parlare dei mostruosi tatuaggi in circolazione...
Ricordate che i monili vanno assolutamente tolti, in quanto
veri e propri ricettacoli di germi! Tengo a ribadire
l’importanza di servire il cono col tovagliolino: è importante
che il cono non venga mai toccato direttamente dall’operatore.
Non è solo una questione di igiene, ma di immagine, provate a
chiedere ai vostri clienti (ma al di fuori del vostro
ambiente) cosa pensano nel vedere un solo operatore in
gelateria che prende il cono in mano, spatola il gelato, poi
riceve il denaro e vi dà il resto, il tutto magari senza
indossare copricapo.
Come minimo vi verranno manifestati dubbi sul livello di
igienicità di questo atteggiamento. Dubbi che i clienti più
attenti avranno anche riguardo ciò che non vedono: leggerezze
di questo genere da parte dell’operatore possono nascondere
altre disattenzioni, altre mancanze di cura o errori forse ben
più gravi in laboratorio.
Che sollievo, invece, vedere un gelatiere o una commessa,
accoglierci con un sorriso, anche nei momenti di grande
lavoro, avvolgere il cono nel tovagliolino e sentirci dire
“Quali gusti desidera?” Il gelato, così, è già buono prima
ancora di averlo scelto!
Vogliamo poi parlare del servizio ai tavoli? Un’atmosfera
invitante, particolari ben curati, un rapporto di cortesia non
invadente e la gentilezza degli addetti al servizio sono tutti
elementi in grado di conquistare i clienti e fare in modo che
decidano di ritornare.
Ricordate che chi va in gelateria a prendere un gelato, che
sia solo o in compagnia, è alla ricerca di un momento di
relax, di piacere, di distensione. Questo gradevole attimo di
pausa è reso completo, oltre dalla qualità del prodotto, anche
dall’insieme dell’accoglienza che si riceve.
Dalla cortesia del cameriere, se mi siedo a mangiare una
coppa, e dall’interesse che mostra per me.
Se non viene, se non mi nota, se non mi saluta neppure,
contribuisce a rovinare il momento di piacere ricercato dal
cliente.
Ricordate quindi di scegliere i propri collaboratori fra
coloro che hanno una naturale predisposizione alla
comunicazione, addestrandoli con pazienza e perseveranza.
Occorre comunque considerare che non sempre è il personale a
contatto col pubblico quello in grado di porsi sulla stessa
lunghezza d’onda del cliente: magari il cameriere è bravo, ma
musone, mentre il ragazzo che lavora in laboratorio è
simpatico ed estroverso.
Del resto, come dicevo, non si tratta solo di igiene, ma anche
di immagine. Dobbiamo ricordare infatti che il successo del
locale deriva non solo dal prodotto (che dev’essere
necessariamente di qualità) e da una posizione strategica e
ottimale, ma anche dal comportamento e dalla simpatia espressa
dal gestore e dai suoi collaboratori. Bisogna avere quindi
l’accortezza (ma dovrebbe venire spontaneo) di interrompersi
se entra un cliente mentre si sta parlando, così come bisogna
salutare e ringraziare sempre i nostri avventori quando si
dirigono verso l’uscita: il clien-te va messo sempre al primo
posto, è lui infatti il vero “capitale” del negozio. E poi
abbiate l’accortezza di usare qualche piccolo accorgimento che
non costa nulla: se ad esempio il cliente è nuovo e non
conosce la bontà del vostro prodotto non lesinate, invitatelo
ad assaggiarne un cucchiaino.
Il malcostume dilagante che denuncio non è comunque
esclusivamente appannaggio dei gelatieri, va infatti esteso ai
commercianti un po’ di ogni settore: un diffuso livellamento
verso il basso, comunque, non giustifica assolutamente questi
atteggiamenti negativi, che alla lunga si ripercuotono
negativamente sul locale. Ricordo che in Spagna, già negli
anni Cinquanta, non era raro trovare affisso nei pubblici
esercizi, gelaterie comprese, un decalogo comportamentale per
i gestori, oltre ad un libro, a disposizione delle Autorità
competenti, dedicato ad ospitare i commenti da parte dei
clienti più o meno soddisfatti.
Ma parliamo di un argomento che mi sta particolarmente a
cuore, le divise.
Per prima cosa va fatta una doverosa premessa: la divisa del
gelatiere dev’essere rigorosamente bianca, a simboleggiare la
pulizia e l’igiene che deve trasmettere la nostra persona, e
il copricapo dev’essere la bustina, simbolo della nostra
professione. Constato oggigiorno che molti gelatieri
cosiddetti “moderni”, vestono con divise e pantaloni colorati,
alcuni addirittura con la giacca slacciata, e troppo spesso
senza copricapo. Non parliamo poi di chi indossa le divise
nere: l’amico Luca Caviezel mi suggerisce che assomigliano ad
apprendisti spazzacamini, a me invece sembrano operatori di
pompe funebri!
Certo, sul nero è sicuramente molto più facile nascondere
macchie e sporcizia piuttosto che sulle divise bianche… Se il
problema è quindi quello di portare meno volte in lavanderia
la nostra divisa bianca, una soluzione può essere
rappresentata da un grembiule, anche colorato, da utilizzare
durante il lavoro.
Va specificato, poi, come le Asl vorrebbero giustamente che i
gelatieri indossassero delle divise con le maniche lunghe, per
scongiurare la possibilità che qualche pelo delle braccia non
finisca dentro al gelato.
Dobbiamo però rassegnarci al fatto che la “manica lunga”, per
chi fa il nostro mestiere, è quasi improponibile: pensate
solamente a chi utilizza i pozzetti, quante giacche ogni
giorno dovrebbe sottoporre al lavaggio? A questo proposito mi
viene in mente un’idea un po’ stramba, una boutade che
recupero dalla grande passione che ho per il ciclismo: così
come i ciclisti si radono le gambe, non potrebbero i gelatieri
particolarmente villosi depilarsi le braccia in modo da
garantire la massima igiene? Per quanto riguarda invece il
copricapo, mi risulta che in materia sia ancora in vigore una
normativa che obbliga gli addetti alla produzione ad
indossarlo (Art.42 del D.P.R. 327/80 - DLgs 475/92 nonché gli
artt. 40-46 del DLgs 626/94 ndr) normativa questa che, come
per chi guida parlando al telefonino, da noi viene spesso
disattesa.
Il copricapo evita il sudore della fronte e soprattutto la
possibile caduta dei capelli nel gelato che si sta preparando
o servendo.
Il gelatiere deve usare la bustina: rabbrividisco quando vedo
colleghi che, forse per sentirsi più “grandi”, si mettono i
cappelli alti dei cuochi, utilizzati giustamente in cucina
dagli chef per facilitare la ventilazione della testa, visto
che sono spesso alle prese con forni e fornelli, e quindi con
alte temperature.
D’altra parte ci tengo a ribadirlo ancora una volta: il nostro
è un mestiere di tutto rispetto, non capisco il desiderio di
volersi letteralmente “uniformare” (cioè indossando le loro
uniformi) ai cuochi o ad altri professionisti: la divisa
bianca del gelatiere, così come la bustina, non è meno degna
di quelle di qualsiasi altro lavoro!
Io comunque, più in generale, mi ritengo un “dissuasore” della
nostra professione: chi non ha la passione, la capacità, la
predisposizione per il nostro mestiere è meglio che non
intraprenda questo lavoro e abbia il coraggio di farsi da
parte, sarà un vantaggio per tutta la categoria. E,
oggigiorno, di passione ne vedo francamente troppo poca in
giro.
Non vorrei sembrarvi un “vecchiaccio pessimista”, ma chi al
giorno d’oggi, così come facevo io, parte nel giorno di riposo
attaccando un rimorchietto alla sua vettura per andare in Val
Venosta a cercare le albicocche più succose, a Viadana per i
migliori meloni, sulle colline di Abano Terme per le fragoline
più squisite o in Piemonte per le nocciole più prelibate? Chi
la sera, dopo la chiusura, sbuccia ancora cento limoni per
lasciarli riposare la notte in modo da esaltarne il sapore?
Mi rendo conto che tutto questo zelo al giorno d’oggi è
improponibile, anche perché adesso esistono aziende che
offrono ottimi ingredienti semilavorati, che facilitano così
il lavoro del gelatiere… ma fate almeno lo sforzo di
documentarvi, e di scegliere i prodotti migliori!
Spero con queste mie considerazioni di non aver offeso
nessuno, chi mi conosce del resto sa che sono abituato a dire
ciò che penso in modo diretto e senza girare troppo intorno
alle cose: è anche per questo che sono stato adottato da
questa rivista.
Vorrei infine concludere questo mio intervento, dedicato agli
“usi e costumi” in gelateria, con un aneddoto che trovo
simpatico: credo infatti renda benissimo l’idea del fatto che
l’abito non fa il monaco, ma sicuramente l’aiuta. Una volta
Giulio Cesare, rimproverando la moglie Poppea di lasciarsi
corteggiare dagli uomini, di ascoltare con piacere i
complimenti amorosi di Plutarco e soprattutto di indossare
vesti provocanti e scollate, le disse: “Se la moglie di Cesare
non può essere onesta e prudente, almeno deve sembrarlo”.
Cosa dice la legge:
Riportiamo a conclusione di questo articolo l’art. 42 del DPR
327/80 che regola l’igiene, l’abbigliamento e la pulizia del
personale alimentarista.
“Nei laboratori di produzione il personale addetto alla
preparazione, manipolazione o confezionamento di sostanze
alimentari negli esercizi di vendita deve indossare adeguata
giacca o sopraveste di colore chiaro, nonché idoneo copricapo
che contenga la capigliatura.
Le tute, le giacche, le sopravesti ed il copricapo debbono
essere tenuti puliti: inoltre il personale deve curare la
pulizia della propria persona e in particolare delle mani, e
deve eseguire il proprio lavoro in modo igienicamente
corretto…”
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