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Diamoci da fare sulla comunicazione
È
pur vero che il gelato artigianale italiano è un prodotto
mitico e di consolidato fascino, ma non possiamo dormire sugli
allori. I nostri messaggi devono essere centrati sulla
garanzia della qualità e sulla ricerca dell’eccellenza.
In “Vacanze romane” la Hepburn esibiva la Vespa e un cono di
gelato, Dalla e De Gregori cantavano un gelato “al limon”
mentre la Nannini quello “al veleno”, l’allora presidente
Clinton passeggiava per Roma con il cono in mano e la
mediterranea Cucinotta si faceva ritrarre con il nostro gelato
spiegando che si trattava di una passione coltivata fin da
piccola…
Queste citazioni testimoniano un sentire positivo talmente
diffuso da far sì che, negli anni trascorsi, importanti
“volti” si siano concessi all’abbinamento della loro immagine
con quella del gelato artigianale italiano.
Ciò ha fatto bene al nostro prodotto e non dovremmo mai
interrompere questa filiera di comunicazione positiva.
Il fatto di poter contare sulla esplicita approvazione di
personaggi noti ha un benefico ritorno di emulazione da parte
dei consumatori e incide positivamente sui consumi: nel
contempo è una cartina di tornasole sul livello di gradimento
del prodotto e testimonia un atteggiamento e una disposizione
favorevole verso di esso.
Ogni passaggio in una pellicola cinematografica o in una
trasmissione televisiva, ogni scatto fotografico, ogni
richiamo alla radio, nelle interviste sui periodici e nei
quotidiani, ogni riga in un libro, ogni articolo con
riferimenti al gelato artigianale italiano, alle sue qualità,
ai ricordi e alle sensazioni evocate, agli aneddoti connessi…
è un prezioso contributo alla valorizzazione del nostro
prodotto, al consolidamento e al rilancio del suo prestigio,
alla conferma che merita ancora e sempre di essere considerato
“il” piacere.
Vale ancora una volta la pena di ricordare quanti benefici
hanno portato alla alta ristorazione e al cioccolato le
articolate e stupende campagne di comunicazione che si sono
avvalse anch’esse di film, libri, riviste, eventi,
testimonial, consolidando e rilanciando un “sentire positivo”
e, talvolta, addirittura recuperando iniziali crepe di
sfiducia e di disinteresse. Nel nostro caso ci sono alcune
caratteristiche peculiari, alcuni “valori” prioritari che
meritano di essere sottolineati e comunicati con
determinazione.
Genuinità degli ingredienti, freschezza, dialettica fra
tradizione e innovazione nelle ricette e nelle proposte,
creatività e specificità del singolo gelatiere nel suo
rapporto di fiducia con il cliente, unicità della singola
gelateria come riferimento del passa - parola: su questi
aspetti si basa la forza della nostra comunicazione. A maggior
ragione il percorso è virtuoso se, nei diversi eventi cultural
- gastronomici, i titolati esperti dei media ne esaltano le
caratteristiche ed entrano nei dettagli di proposte e
interpretazioni creative, incastonando il tassello nobile del
gelato artigianale italiano nell’empireo dei cibi del “vivere
bene”: su questo fronte contano molto anche le disponibilità
di eccelsi gelatieri (coadiuvati da validi organizzatori e
comunicatori) per dare enfasi ad ogni performance, alle
ricettazioni, agli abbinamenti.
Vi sono occasioni importanti da non sottovalutare, come le
kermesse di slow - food oppure le edizioni di “Gelato in
tavola” o della “Coppa del mondo della gelateria” e l’ormai
prossima 5a edizione del “Campionato italiano dei gelatieri”:
possono essere ampiamente utilizzati per allargare la platea
di riferimento, sia per gli addetti ai lavori sia per le fasce
di pubblico coinvolte.
Naturalmente è necessario che tutti gli attori siano
consapevoli di quale è il progetto, con un obiettivo
principalmente di rivoluzione culturale (all’interno del
settore e verso i consumatori): quando si presenta un gelato
alla polenta o ai gamberetti, piuttosto che uno al mojito, non
si pensa di far esporre in gelateria vaschette di questo tipo,
ma si porta avanti una operazione culturale e comunicativa che
“apre” sul “gelato totale” e consente di spaziare su
stimolanti sperimentazioni e abbinamenti per parlare e far
parlare, godere e far godere… di gelato artigianale italiano.
Dietro a tutto ciò ci devono essere uomini capaci di
trasformare ogni proposta e ogni assaggio in occasioni di
comunicazione, in eventi, in iniziative, in articoli…
Ma deve essere chiaro che tutto ciò può accadere solo se c’è
piena garanzia di qualità totale su tutti gli aspetti (materie
prime, ingredienti, ricette, ciclo produttivo, ciclo
espositivo, presentazione, confezionamento, servizio…) e se
c’è ricerca dell’eccellenza: allora sì che i testimonial si
espongono e che i comunicatori ne parlano, allora sì che vale
la pena abbinare alla degustazione dei gusti e delle
specialità qualcosa e qualcuno che le valorizzi ancora di più
(una lettura di poesie, un concerto, una conferenza
eno-gastronomica o… di alta filosofia).
Se serpeggiano dubbi su alcuni di questi aspetti, prevale il
silenzio, un disinteresse che copre il rischio di sfiducia
strisciante: “non mi espongo per evitare che la mia immagine
sia magari abbinata a qualcosa che ha creato insoddisfazione e
delusione”. Il potenziale testimonial deve essere garantito e
trasmettere la fiducia e l’apprezzamento che egli stesso nutre
per sua esperienza diretta verso il gelato artigianale
italiano. È lo stesso di-scorso che vale per i consumatori in
generale: entrano nelle gelaterie e consumano volentieri se
non pensano di correre il rischio di mangiare un prodotto di
scarsa soddisfazione. L’esperienza positiva di un gusto
assaggiato in una gelateria artigianale (vale per i gusti di
consolidata tradizione, ma anche per le novità ben centrate)
dà una tale sensazione di piacere che viene voglia di
condividerla, parlandone ad amici e parenti e magari facendolo
concretamente assaggiare.
Accade con il cono per il gelato da passeggio, accade per le
vaschette d’asporto, per le coppe ai tavolini, per le
specialità di monoporzioni e semifreddi: il cliente diventa
artefice del passa-parola, è lui che fa la miglior pubblicità
possibile al suo gelatiere di fiducia.
Il nostro settore per rilanciare alla grande la comunicazione
deve fare tutti gli sforzi possibili per compattarsi sugli
obiettivi centrali della qualità e della ricerca
dell’eccellenza: deve dare molto spazio alla formazione dei
gelatieri, sia di base che permanente, per una professionalità
in costante crescita, capace di garantire risposte “alte” ai
bisogni e ai desideri di consumatori evoluti.
Aziende produttrici, distributori specializzati, fiere,
riviste, associazioni gelatieri possono unire i loro sforzi su
queste priorità, senza disperdersi in mille rivoli
contrapposti, ma coordinando programmi e iniziative coerenti
con un progetto unitario.
A quel punto (e solo con queste premesse) anche le valide
campagne promozionali, che molte realtà provinciali hanno
continuato a proporre, saranno valorizzate e permetteranno una
capillare penetrazione in tutte le aree territoriali e in
tutte le stratificazioni sociali.
In alcune zone, dove continuano a ben operare alcune
organizzazioni locali dei gelatieri, sono ancora in essere
articolate iniziative che promuovono l’aggregazione degli
operatori e la conoscenza e il consumo del prodotto: si va dai
materiali informativi su ingredienti e caratteristiche del
nostro gelato (dépliant, volantini, pagine sui quotidiani,
spot…) al coinvolgimento delle scuole (conferenze, visite alle
gelaterie, buoni), votazioni sui gusti preferiti, sconti
promozionali per nonni e nipoti, degustazioni ai visitatori
delle dimore storiche o ai frequentatori di eventi culturali o
gastronomici…
Queste campagne possono inquadrarsi in un contesto come quello
proposto in questo articolo e allora servono alla creazione di
reti territoriali del gelato artigianale italiano visibili e
ben identificabili, reti capaci di comunicare sempre più e
sempre meglio, reti comunque basate sulla qualità e sulla
ricerca dell’eccellenza.
È così che si costruisce concretamente il rilancio e la
valorizzazione del gelato artigianale italiano..
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