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Coniugare qualità e quantità
In una giusta dialettica fra impulso,
asporto, tavolini e ristorazione, il settore del gelato
artigianale deve rilanciare anche quantitativamente la sua
quota di mercato puntando prima di tutto sulla qualità
Tutti i miei recenti articoli e interventi pubblici hanno
voluto sottolineare con decisione la priorità della ricerca
della qualità (e, in essa, dell’eccellenza), senza mezzi
termini e senza approssimazioni, tanto da permettermi di
sintetizzare questo percorso nella frase “meglio meno, ma
meglio”.
Qualità vò cercando
Le mie articolate argomentazioni (che hanno voluto riprendere
titaniche battaglie condotte da molti anni, soprattutto dalle
colonne di questa rivista) hanno toccato e approfondito più
aspetti, per evitare che la ricerca della qualità venisse data
quasi per scontata, come succede per tutti coloro che si
professano (in modo solo formale e autoreferenziale)
sostenitori della qualità, ma (scavando) non sanno andare più
in là di una astratta e inconcludente dichiarazione di
principio (in realtà demagogica).
Ho dovuto battermi a tutto campo nei decenni trascorsi per
criticare e superare le tesi dei sostenitori di una lettura
vecchia e stantia del nostro settore e del nostro prodotto, ma
negli anni recenti l’impegno maggiore lo ho dovuto rivolgere
ai sostenitori della “quantità senza qualità”, dell’apparenza
senza sostanza, delle “novità ad ogni costo”, del liberismo
esagerato senza regole e senza parametri qualitativi di
riferimento. I sostenitori di queste posizioni, quando dicono
di ricercare anch’essi la qualità, non sanno nemmeno di cosa
stanno parlando e, nella loro arrogante prosopopea, fanno del
male a sé e agli altri.
Devo, però, sottolineare che la determinazione e l’insistenza
sulla qualità hanno portato a risultati evidenti, su cui può
contare l’intero settore.
Ora, con una notevole soddisfazione, posso dire che questa
strategia comincia a trovare numerosi e qualificati assertori,
che non disdegnano di uscire allo scoperto e di esplicitare
motivate argomentazioni a sostegno della ricerca della qualità
e dell’eccellenza come via maestra per la rinascita del
successo del gelato artigianale italiano.

Cresciamo comunque?
Devo, purtroppo, ancora una volta ripetere che non trovo,
invece, opportuno che vengano fatte ripetute dichiarazioni
sulla positività degli andamenti dei consumi, come se si
volessero cercare conferme a tutti i costi: il trend non è in
calo, ma neppure in eclatante incremento e nessuno può negare
che il “segno più” dei consumi di gelato deriva principalmente
dalla capillarizzazione dei punti di produzione e vendita più
che dall’aumento delle vendite dei singoli locali e dalla
fidelizzazione della clientela. Da sempre siamo tutti convinti
che il prestigio del gelato artigianale sia molto alto, così
come l’identificazione con il piacere nell’immaginario
collettivo: bisogna, però, prendere atto che ci sono alcune
crepe e un po’ di muschio antico su questa granitica
convinzione.
Il “mito” del gelato artigianale nel nostro Paese si è un po’
appannato e la cosa deve essere presa in seria considerazione,
ma senza drammatizzazioni ed estremizzazioni: basti pensare a
cosa era successo all’immagine (e ai consumi) del cioccolato
alcuni anni fa e a come quel settore ha affrontato con
determinazione l’empasse, puntando sulla qualità e sulla
comunicazione, fino a ribaltare una tendenza che pareva
condannata al peggioramento.
Anche il settore del gelato artigianale italiano deve
rimboccarsi le maniche e imparare dall’esperienza della
cioccolateria: abbiamo alla base un prodotto ancor più mitico
e caratterizzante per il made in Italy e sicuramente possiamo
raggiungere buoni risultati.

In Italia
In Italia, riferimento mondiale del gelato artigianale, è
fondamentale promuovere strategie e tattiche vincenti per
riproporre l’alto profilo di questo prodotto che è uno dei
fiori all’occhiello della gastronomia italiana: spetta a noi
costruire, estendere e consolidare la rete della qualità e
dell’eccellenza, garanzia imprescindibile per ottenere la
fiducia dei consumatori, al punto da renderli orgogliosi di
trasformarsi in propagandatori delle virtù e dei piaceri
legati indissolubilmente alle caratteristiche del gelato
artigianale.
Voglio dire che l’obiettivo della qualità deve guidare “tutti”
i gelatieri che operano sul mercato: fra i consumatori e gli
operatori si deve creare una alleanza virtuosa permeata dalla
cultura della qualità e tesa a isolare gli improvvisatori e
gli incompetenti.
Solo partendo da questo paletto fondamentale che fa della
“qualità diffusa” l’epicentro del nostro rilancio si può, in
seconda battuta, coniugare questa realtà con l’incremento
anche quantitativo dei consumi, riconquistando e conquistando
posizioni in tutti i comparti su cui si articola l’offerta
(impulso, asporto, consumazioni ai tavolini, ristorazione).
Aggiungerei due precisazioni per evitare confusione.
La prima riguarda l’eccellenza: questa conquista è possibile
solo per gli operatori più avanzati, quelli che con la loro
professionalità e creatività meritano di svolgere un ruolo
d’avanguardia e di punto di riferimento per l’intero settore,
ma va sottolineato che la “ricerca dell’eccellenza” può e deve
essere un traguardo perseguito da molti gelatieri (e dai loro
fornitori), fermo restando che il terreno di coltura (e di
cultura) di questi obiettivi è comunque la ricerca costante
della qualità, preoccupazione che deve animare quotidianamente
(e su tutti gli aspetti) la totalità dei gelatieri (e, ancora
una volta, dei loro fornitori, perché quelli che “vendono”
principalmente a prezzi bassi, sconti alti, premi di vario
tipo, novità ad ogni costo, pagamenti all’infinito, o a babbo
morto… sono in realtà affossatori del settore e nemici della
qualità !)

Nel mondo
L’altra precisazione riguarda l’estero: il gelato italiano può
essere il punto di riferimento riconosciuto, se è sostenuto da
una immagine di alto profilo e da una identificazione con la
qualità.
Come ho detto più volte, ciò vuol dire: conferma da parte dei
consumatori del gradimento generalizzato del gelato prodotto e
venduto nelle gelaterie del nostro paese; alta immagine delle
nostre macchine, dei nostri arredi, dei nostri accessori, dai
coni ai bicchierini alle termoscatole, dai portaconi alla
metalleria, dalle decorazioni a gli accessori in genere…
stabile e diffuso riconoscimento della qualità dei nostri
ingredienti composti e delle ricettazioni conseguenti;
organica capacità di dare risalto al l’“universo” del nostro
gelato, alla sua magica “atmosfera” complessiva; organica
capacità da parte nostra di sostenere il tutto con una ade-
guata e articolata comunicazione e con iniziative collegate
(anche attraverso riviste, convegni, fiere).
Va da sé che oggi tutti i paesi, sia dell’Europa allargata che
degli altri continenti, devono colmare un vuoto gigantesco
nella presenza del gelato artigianale e dei punti di
produzione e vendita: ciò comporta un periodo caotico di
sviluppo impetuoso e di grandi numeri, con potenzialità
eclatanti per le aziende del nostro settore che si sono ben
inserite su questi mercati.
È altrettanto inevitabile che in questo marasma ci sia di
tutto: dal buono al mediocre al pessimo, dalle consistenti
prospettive di inserimento di grandi quantità di validissimi
ingredienti composti alle tonnellate
e tonnellate di prodotti pronti, prodotti completi, prodotti
soft per coprire comunque la domanda di “qualcosa di gelato”.
Sono entrambi obiettivi che trascinano grandi numeri, ma da
non confondere l’uno con l’altro.
Gli esponenti a tutti i livelli del settore del gelato
artigianale italiano devono capire responsabilmente che
all’estero si stanno giocando le loro carte per il futuro:
l’abbaglio di grandi numeri e grandi guadagni può essere
letale per una seria e matura conquista di posizioni legate
alla garanzia di qualità e di crescita. Su questo terreno di
bassa manovalanza, infatti, possono competere anche aziende
estere di scarsa tecnologia e scarsa competenza, ma animate da
spregiudicatezza commerciale: la proposta italiana è vincente
se sa valorizzare la sua alta professionalità e tradizione, se
sa far valere la marcia in più che viene dalla nostra storia e
dalla nostra forte e ramificata specificità di settore.
L’appuntamento fieristico
Siamo giunti anche quest’anno all’importante appuntamento del
Sigep di Rimini e questa vetrina internazionale del gelato
artigianale italiano deve contenere necessariamente tutto
quanto ho scritto fino a qui: il Sigep lo può dimostrare
confermando qualificate e nutrite presenze di visitatori
stranieri, offrendo ai gelatieri italiani l’opportunità di
tante proposte di qualità e indirizzate verso qualità ed
eccellenza per ciascun gruppo merceologico presente,
proponendo eventi di alto profilo come, per esempio, la
stimolante sfida fra grandi gelatieri di tutti i Paesi
attraverso la Coppa del Mondo.
La nostra forza sono i gelatieri di altissimo profilo (che
paragonerei ai creativi della nostra moda e agli chef della
cucina italiana), i comunicatori di grande capacità (autori di
importanti libri, pubblicazioni, articoli sul gelato
artigianale italiano) le aziende di produzione e distribuzione
mirate all’innalzamento qualitativo dell’intero comparto, gli
eventi espositivi capaci di valorizzare tutto ciò.
Alle riviste, alle fiere, alle organizzazioni degli
imprenditori e dei gelatieri, a chi si occupa di formazione e
di comunicazione va chiesto con forza di fare rete, sistema,
di costruire sinergie sugli obiettivi prioritari e condivisi,
di dimostrare con fatti e percorsi concreti la volontà (e la
capacità) di rilanciare il grande prestigio del gelato
artigianale italiano.
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