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C'è cono e cono
Forme,
dimensioni e ghiere diverse per valorizzare il gelato
artigianale. I coni sono l'indiscusso simbolo del gelato:
quelli stampati, ottimi per aiutare la lavorazione a spatola,
sono in particolare il simbolo delle gelaterie artigianali.
I CONI STAMPATI
I produttori di coni italiani hanno creato nei decenni trascorsi
una ricchissima gamma di articoli, differenziando le dimensioni,
le forme, i tipi di ghiera: le gelaterie hanno così a
disposizione molte alternative per rispondere alle esigenze di
differenti fasce di prezzo e anche per distinguersi le une dalle
altre per i tipi di coni prescelti.
Naturalmente i coni stampati devono essere croccanti, per
accentuare il piacere del consumatore quando "morde" il cono;
devono essere robusti, per evitare eccessive rotture (non
scordando mai che parliamo di un articolo "fragile" per sua
natura!); devono avere una comoda ghiera, che aiuti il
banconista a spatolare bene i diversi gusti richiesti.
SE IL CONO E' TROPPO DOLCE
Non si è detto, fino ad ora, che devono essere molto dolci e
molto aromatizzati, perché ciò lo potrebbe dire solo un
incompetente: infatti un cono troppo dolce o troppo aromatizzato
si sovrappone inevitabilmente al gusto del gelato e prevale su
di esso, rovinando quindi i risultati della professionalità del
gelatiere.
Capita talvolta di vedere operatori del settore che, per
valutare un cono, lo assaggiano da solo: è sbagliato, perché
così facendo rischiano di dare un giudizio totalmente
arbitrario, perché non potranno certo capire se quel cono può
valorizzare il gelato o se invece lo soverchierà.
Non dimentichiamo che coni molto dolci o molto aromatizzati sono
stati usati in passato per coprire le magagne e le povertà del
gelato, soprattutto dell'ice-cream industriale che, non a caso,
utilizzò per primo i conetti arrotolati con il 35% di zucchero:
sappiamo tutti che nessun gelato artigianale arriva a questa
percentuale di zucchero ed è quindi ovvio che il sapore che
resterà in bocca sarà sicuramente quello del cono, con buona
pace del gelato.
Tra l'altro è questo il motivo per cui guardiamo con perplessità
le gelaterie che si sono orientate completamente sugli
arrotolati: all'eccesso di dolce sino ad ora evidenziato, si
aggiunge il fatto che sono molto igroscopici e assorbono molta
umidità e, in aggiunta, non hanno nessuna ghiera per agevolare
la spatolatura (in realtà fanno coppia con il porzionatore e con
la pallina, che non sono certo il miglior modo di proporre il
gelato artigianale).
SPAZIO ALL'ARROTOLATO
Ben vengano, comunque, anche due formati di arrotolati per
servire alcune specialità (gelato con panna, con frutta, con
topping, con altre decorazioni), ma ciò ha senso se almeno tre
formati differenziati di coni stampati saranno proposti ai
consumatori per le tre fasce di prezzo più utilizzate: si sa
che, in questo caso, il 60 per cento delle preferenze del
consumatore si orienteranno verso il formato medio, il 10 per
cento sul più alto e il 30 per cento sul più basso, consentendo
così di promuovere soprattutto quello di mezzo, con beneficio
per gli incassi. Le cialde arrotolate, invece, comprese quelle
ricoperte o granellate, serviranno per consumazioni più costose,
vere e proprie "gran coppe da passeggio", comunque da
considerare come specialità di quella specifica gelateria che le
"progetterà" come meglio crede e a cui attribuirà
preferibilmente un nome di fantasia.
Nessun problema di sovrapposizione di sapori penalizzerà queste
specialità, perché, per loro natura, saranno già il risultato di
abbinamenti, combinazioni, variegature e decorazioni
assimilabili alle coppe da tavolino.
Nessuno vuole criminalizzare i coni ricoperti al cioccolato o
granellati, tanto più che il loro consumo è in continuo
incremento.
Semplicemente si vuole ribadire che non sono certo i coni
prescelti dai veri amanti del gelato artigianale, dai veri
buongustai che cercano l'eccellenza e sanno apprezzare qualità e
professionalità del gelatiere.
Sono, invece, coni assai nutrienti, quasi da recupero
ipercalorico, adatti ad accompagnare qualche specialità o
comunque una consumazione già "variegata" di suo.
NATURALMENTE A SPATOLA
Si capisce, in fin dei conti, che lo spazio quantitativamente
rilevante così come quello qualitativamente caratterizzante è
occupato dai coni stampati e dalla tipica lavorazione che li
accompagna, cioè l'utilizzo della spatola per creare belle
architetture con i diversi gusti scelti dal consumatore.
Ogni volta è necessario scusarci con i gelatieri delle Venezie,
che utilizzano soprattutto il porzionatore, quindi le palline (e
spesso coni senza ghiera e quindi anche gli arrotolati).
Hanno ereditato questi "costumi" dalle reiterate emigrazioni in
terra d'Austria e di Germania, quando andarono, principalmente
come ambulanti, a proporre il gelato d'estate e, magari, le
castagne nei mesi freddi.
Quelle abitudini al porzionatore e alle palline sono
sopravvissute, anche se molte gelaterie si sono convertite anche
in quei territori alla lavorazione a spatola: cambiando area
geografica, è noto a tutti che a Bologna sono molto diffusi i
bicchierini di cialda, chiamati canestrini, che fino a poco
tempo fa erano universalmente usati al posto dei coni.
Poi, con il tempo, si sono ampiamente diffusi coni di forme e
dimensioni diverse, anche se i canestrini continuano ad essere
utilizzati: è un misto di giusto rispetto della tradizione e
talvolta di eccesso di conservatorismo nei confronti dei
cambiamenti, ma sappiamo che ciò vale non solo per i coni e il
tutto serve per esemplificare il permanere di differenze
territoriali.
Pur avendo citate queste eccezioni, ci pare giusto concludere
con un appello a valorizzare al massimo i coni con ghiera e la
lavorazione a spatola: raccomandiamo anzi ai gelatieri esperti
di insegnare alle nuove generazioni e a tutti i collaboratori un
giusto e attento uso della spatola, fino alla capacità di
personalizzare il confezionamento del cono (a petalo di rosa,
con girata verso l'alto, con arrotondamento).
Non è un eccesso di zelo, ma purtroppo ci è capitato più volte
di vedere giovani banconisti che impugnavano il cono come se
fosse una zappa e poi si lamentavano perché si rompeva: con
quelle mani e con quei movimenti avrebbe potuto reggere solo un
cono di legno o di cemento.
La "formazione" sulla spatolatura e la giusta attenzione
dedicata ai coni sembrano piccole cose, ma sono invece
testimonianze concrete di quanto teniamo al gelato artigianale.
Arnaldo Minetti
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