A Domanda Risposta
Avete dei dubbi da chiarire in merito alla produzione o
quant’altro inerente l’attività in laboratorio? Luca Caviezel e
Carlo Pozzi, sono a completa disposizione dei lettori con
risposte esaurienti.

CARENZA DI FORMAZIONE PROFESSIONALE
Mi rivolgo a voi perché mi è stato detto che siete i due
più anziani maestri del gelato, e penso che avendo tanta
esperienza mi potrete dare dei buoni consigli, in quanto io sono
molto giovane e ho iniziato un lavoro senza quella buona
esperienza che, ora mi rendo conto, avrei dovuto avere.
Avrei tantissime domande da fare, ma devo limitarmi a chiedere
alcune cose che mi sembrano importanti.
Ho sentito dire che in Italia settentrionale si fa il gelato di
frutta con la base latte.E’ davvero possibile? Mi potreste dare,
anche soltanto come esempio, qualche indicazione? Un’altra
domanda è la seguente: mi è stato detto che anticamente i
gelatieri usavano mettere nel gelato di frutta anche del bianco
d’uovo. Come mai ed a cosa serviva questa aggiunta di bianco
d’uovo?
Vi ringrazio tanto delle vostre risposte e vorrei sapere se di
tanto in tanto posso chiedervi qualche consiglio.
Grazie ancora e tanti saluti.
R.A. - Salerno
Caro giovane collega, ti é successo quello che sembra ebbe a
dire una volta Salomone, che: “Chi si affretta corre il rischio
di inciampare”. Pazienza, sei inciampato nella realtà della
vita, ma vediamo che ti sei rialzato con la precisa
determinazione di riprendere ciò che avresti dovuto fare prima.
Ne siamo contenti e saremo certamente disponibili a rispondere
ogni qual volta che vorrai e ne avrai bisogno; d’altra parte il
bisogno di sapere lo abbiamo tutti, anche noi, perché non
facciamo parte di quelli che “sanno tutto”.
Il bianco d’uovo nei gelati di frutta. Se consideriamo che
l’albume dell’uovo contiene circa il 16% di proteine (albumine
soprattutto – infatti ne prende il nome: albume) e che il resto
non è altro che acqua, dobbiamo logicamente pensare che dal suo
uso nella produzione dei gelati di frutta si desiderava ricevere
un qualche vantaggio specifico. Sappiamo infatti che la più
vistosa caratteristica dell’albume è quella di incorporare aria
in fase di sbattimento.
L’esempio “classico” ne è la meringa o comunque l’albume montato
in cucina che serve ad immettere in una qualsiasi preparazione
culinaria dell’aria rendendola “soffice”.
Nei gelati di frutta, dove comunemente non si hanno che
zuccheri, molta acqua, acidi organici e sali minerali apportati
dalla frutta stessa, questa possibilità di overrun è stata
sempre di non facile realizzazione.
Ad eccezione di qualche frutto, non si hanno ne grassi, ne
proteine ed infatti i gelati di frutta abitualmente incorporano
durante la fase di gelatura pochissima aria.
L’uso quindi del bianco d’uovo nei gelati di frutta, altro non
voleva che rendere più soffice il gelato anche in considerazione
del fatto che “allora” la mantecazione avveniva per mezzo della
vecchia motogelatiera verticale in assenza di sbattimento.
Noi ricordiamo come soprattutto i gelati agri (limone!) nei
quali verso la fine della mantecazione si inseriva dell’albume
fresco, montavano bellamente e come però, non molto tempo dopo,
smontavano altrettanto vistosamente.
Questa tecnica oggi, oltreché poco raccomandabile a motivo della
possibile carica batterica che apporterebbe l’albume, è comunque
superata in quanto uguale effetto potrà essere raggiunto per
mezzo di altri ingredienti oggettivamente più sicuri e quindi
più adatti.
Ti segnaliamo che oggi, si ha sul mercato, dell’albume d’uovo
pastorizzato ed in polvere, ricco delle sue originarie proprietà
funzionali.
Ma molti gelatieri usano da tempo delle proteine del latte
isolate, soprattutto le proteine del siero o molto semplicemente
del latte in polvere magro.
Si è visto che anche un solo 2% di solidi magri del latte
agevolano un misurato incorporo d’aria senza apprezzabile
nocumento sulla freschezza e/o fragranza dei gusti.
A proposito di gelato di frutta al latte, pensiamo che: se un
giorno entri in un bar della tua città chiedendo per colazione
un succo d’arancia, un latte caldo ed una brioche, il barista ti
guarderà meravigliato e preoccupato.
Nel meridione infatti non è pensabile che il latte possa
convivere con… il limone.
Eppure si scopre che questa “combinazione eterogenea” tutto
sommato non è per niente “contro natura” se è vero, come è vero
che il latte giunto nello stomaco trova un “ambiente” molto, ma
molto acido!
Ed infine lo yoghurt è o non è un “latte” acidificato che
peraltro fa anche molto bene?
Precisiamo: l’usanza di preparare i gelati di frutta con una
base latte non è comune a tutti i colleghi dell’Italia
settentrionale.
Lo è di certo nelle regioni che hanno un certo legame culturale
con l’Austria e la Germania, dove il latte è particolarmente di
casa.
Si tratta quindi, come in tantissime altre occasioni, di
abitudini assolutamente normali che anche se con peculiarità
diverse dalle nostre dovrebbero incuriosirci e renderci attenti.
Ecco che allora ti proponiamo di preparare un giorno un buon
gelato di fragole nel seguente modo:
| Latte |
g. 3.000 |
| Saccarosio |
1.500 |
| Sciroppo di glucosio |
0.150 |
| Latte magro in polvere |
0.500 |
| Panna liquida |
1.300 |
| Purea di fragole |
3.500 |
| Stabilizzante |
0.050 |
| |
|
| Totale |
g. 10.000 |
Abbiamo rilevato la suddetta ricetta dal volume di G. Preti “Il
Gelato Artigianale Italiano” che indica per la ricetta le
seguenti caratteristiche di bilanciamento:
zuccheri 18.65%, grassi 6.15%, solidi lattieri 8.60%, altri
solidi 1.30%, solidi totali 36.70%
Vedrai che, seppure con valori notevolmente diversi da quelli
con i quali si opera nella tua regione, è un gelato con
caratteristiche di tutto rispetto: un gelato meno freddo, dalla
struttura morbida e cremosa, forse meno accentuato nel sapore di
quello che abitualmente prepari in casa tua. Vedrai che ne vale
la pena fare questo tipo di esperienze. Auguri di buon lavoro e
cordiali saluti.
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DIFETTI DELLA PANNA IN VETRINA
Ho iniziato l’estate scorsa a produrre dei semifreddi e vorrei,
soprattutto in questo periodo invernale e primaverile,
continuare ed ampliare questa produzione. Ho però un grande
problema che è quello che dopo appena qualche giorno,
soprattutto la panna che uso per la decorazione, diventa dura
come il gesso, perde di freschezza e acquista un sapore
sgradevole che non saprei definire. Quale può essere
l’inconveniente e come potrei eliminarlo. Questo inconveniente
non si manifestava nel corso della stagione estiva così
frequentemente forse perché la vendita era più rapida, mentre
d’inverno, si sa, il consumo dei nostri prodotti rallenta
notevolmente. Potreste darmi qualche suggerimento? Vi ringrazio
sentitamente e Vi saluto con i miei complimenti per la rivista e
per la vostra rubrica.
D.R. - Roma
Questo
inconveniente della panna che nel corso della esposizione nella
vetrina di vendita (ci riferiamo alla vetrina verticale) a
distanza di pochi giorni acquista un sapore sgradevole di
cartone ed un tipico aspetto di vecchio, non è nuovo.
Ricordiamo anzi che negli anni sessanta-settanta, quando si
presentarono le prime vetrine verticali sul nostro mercato,
questo sconosciuto problema delle decorazioni di panna che
indurivano ed acquistavano cattivo sapore, pose parecchi
interrogativi non subito risolti.
Tra le cause si ventilarono allora possibili scariche elettriche
dovute all’impianto di illuminazione a mezzo di tubi neon.
Oggi ne conosciamo con certezza quanto meno due motivazioni e ci
sorprendiamo di non averle “scoperte” già a suo tempo:
1. l’indurimento della panna (“che diventa come il gesso”) si
riconduce alla insufficiente presenza di zuccheri; comunemente
nella panna montata il pasticciere usa mettere ca. il 10% di
saccarosio ed il gelatiere, ingenuamente, faceva la stessa cosa:
è quindi chiaro che questa panna al 10% di zucchero per forza di
cose doveva indurire.
Questo “male” si cura quindi aumentando semplicemente la
presenza di zucchero che può avvenire in diversi modi: montando
la panna non più con solo saccarosio, ma inserendovi
possibilmente anche dello zucchero invertito tanto quanto basti
per raggiungere da un 25 al 30% di zuccheri totali.
Altra soluzione (e ci sembra la migliore anche per altri motivi)
sarebbe quella di aggiungere alla normale panna montata
zuccherata della meringa all’italiana; tanto quanto basta per
ottenere quella percentuale di zuccheri desiderata.
Indicativamente si raggiunge il 26% ca. di zuccheri solidi
miscelando:
400 gr di meringa all’italiana ad 1 kg di panna montata
zuccherata al 10% oppure:
650 gr di meringa all’italiana ad 1 kg di panna montata senza
zucchero.
2. Il problema del cattivo sapore nasce dalla nota
caratteristica della panna, meglio dei grassi della panna, ad
adsorbire odori estranei.
Nel caso della vetrina vi è inoltre l’inconveniente che, aprendo
e chiudendo gli sportelli, viene immessa dell’aria viziata di
cui forse noi non ne sentiamo l’odore, ma che la panna per la
sua nota sensibilità, invece avverte.
Per evitare il più possibile tale inconveniente bisogna
anzitutto
- eliminare la ventilazione della vetrina o comunque acquistarne
una non ventilata;
- esporre per ogni tipo di prodotto un solo campione facendo in
modo di ridurre il più possibile la permanenza di torte
semifredde in vetrina d’esposizione; d’altra parte la vetrina ha
la funzione di esporre, di presentare, e non di diventare un
“magazzino”;
- ridurre al minimo l’apertura e chiusura degli sportelli;
- possibilmente coprire con delle campane in vetro o materiale
plastico trasparente ogni pezzo esposto;
- regolare la temperatura di esercizio della vetrina quanto più
bassa possibile; anche –18 / 20° C che sarà anche utile,
trattandosi di prodotti da vendersi per asporto.
Ci auguriamo di averle dato alcune spiegazioni utili per
risolvere o quanto meno ridurre il problema che la assilla. Ci
tenga informato se e come il tutto si evolve; la sentiremo con
piacere.
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L’AMIDO, MATERIA PRIMA IMPORTANTE
Ho letto recentemente sulla rivista che a Perugia si è svolto
il Seminario dell’Accademia del Gelato in cui si è parlato
dell’amido e degli zuccheri che ne derivano; mi piacerebbe
essere informato e saperne di più. Sarebbe forse possibile avere
qualche copia degli atti?
Mi risulta che anticamente in certe regioni d’Italia si usava
anche l’amido nei gelati, in questo caso a cosa serviva?
Auguri per la vostra rubrica dalla quale continuo ad imparare
molte cose perché è ricca di notizie e facile a leggere.
Grazie della risposta e distinti saluti.
M.M. – Pietra Ligure
L’amido appartiene alla grande famiglia degli idrati di carbonio
(indicati anche con i termini di carboidrati o glucidi o
saccaridi) e dato che la sua macromolecola è costituita da
migliaia di piccole molecole di glucosio viene anche indicato
come polisaccaride.
Tutto sommato l’amido è quindi uno zucchero che si forma nelle
piante attraverso la fotosintesi clorofilliana dai due semplici
elementi chimici, acqua ed anidride carbonica. Una volta
formatosi si deposita sotto forma di riserva energetica nei
fusti, nelle radici, nei semi dai quali poi viene estratto.
Avviene che mentre la natura meravigliosamente costruisce,
edifica, compone, l’uomo distrugge, demolisce, scompone.
Infatti, partendo dall’amido, l’uomo ha imparato a ripercorrere
a ritroso il cammino percorso dalla natura ottenendo una
larghissima varietà di “zuccheri” che vanno dalle maltodestrine
ai vari sciroppi di glucosio sempre più “raffinati” sino ai
fruttosati ed al destrosio ossia al glucosio puro.
Nel corso di queste operazioni industriali avviene infatti una
vera e propria scissioni dell’amido indicata scientificamente
con il nome di “idrolisi” ed effettuata per via acida e/o
enzimatica.
I tanti prodotti così ottenuti vengono classificati secondo una
scala di valori che si esprimono in D.E. (“Dextrose Equivalent”)
e che indicano la quantità di zuccheri riducenti ottenuti e
calcolati sulla sostanza secca.
La
scala del D.E. parte idealmente da 0 a raggiungere il valore
100.
Comunemente si suddividono i gradi del D.E. in “ bassa idrolisi”
con valori sino a 28 / 39 DE, “media idrolisi” con valori sino a
36 / 45 D.E. ed “alta idrolisi” con valori sino a 70 / 74 D.E.
Più è basso il D.E. più il prodotto possiede le caratteristiche
dell’amido, più il D.E. è alto ossia più si avvicina ai valori
massimi, maggiore sarà l’affinità del prodotto con il glucosio
puro (destrosio).
Per una migliore comprensione dell’idrolisi
zuccherina ci piace ricorrere a qualche esemplificazione: una
maltodestrina (che è uno tra i primi prodotti dell’idrolisi,
oppure uno sciroppo di glucosio a basso D.E. - per esempio 43
D.E.) sarà nei confronti di uno sciroppo di glucosio ad alto
D.E. (per esempio 62 D.E.) meno dolce, più tendente a dare corpo
e viscosità, avrà un potere crioscopico meno accentuato.
Uno sciroppo di glucosio per esempio a 74 D.E., avvicinandosi
piuttosto a valori più alti di idrolisi risentirà maggiormente
delle caratteristiche del destrosio; sarà certamente più dolce,
conferirà meno corpo al gelato, sarà meno viscoso e più
scorrevole, abbasserà maggiormente il punto di congelamento.
Altro apporto di notevole valore è la capacità anticongelante
degli sciroppi di glucosio in grado di evitare o quanto meno
ritardare la ricristallizzazione del saccarosio nel gelato in
genere e soprattutto in quelli di frutta.
L’accoppiamento degli sciroppi di glucosio con il saccarosio ha
rappresentato indubbiamente per l’artigiano gelatiere una
miscela ideale permettendo di ottenere nel prodotto finito
strutture e caratteristiche desiderate: controllare l’eccessiva
dolcezza tipica del saccarosio, migliorare la struttura dei
gelati in genere offrendo soprattutto per i gelati di frutta una
materia prima di valore altamente qualificante.
L’artigiano gelatiere ha oggi la possibilità di scegliere gli
sciroppi di glucosio a conversione a lui più gradita e che
meglio si prestano al tipo di prodotto che desidera ottenere.
A proposito dell’uso dell’amido in gelateria risulta anche a noi
che soprattutto nel meridione se ne faceva corrente uso. Tutto
sommato l’amido è un collante (se ne fa sovente uso in cucina ed
in pasticceria con questa specifica destinazione) e la sua
funzione nel gelato era appunto quella di stabilizzante. Infatti
è nota la caratteristica dell’amido di catturare molta acqua
trasformandola in un certo senso da acqua libera in acqua
legata.
A proposito degli atti del Seminario, eravamo entrambi presenti
a Perugia, ma non ci risulta che ne sia prevista la stampa,
anche perché sui lavori dell’Accademia viene data notizia sulla
nostra rivista. Ci rendiamo conto che quanto esposto in queste
righe rappresenta solo una piccola parte, seppure centrale, del
tema relativo all’amido e dei suoi derivati.
Certamente lei è un lettore attento, e, in futuro, è probabile
che risentirà parlare della “idrolisi” e degli “idrolizzati” in
questa rubrica.
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COSA E’ LA SCORZANERA?
Ho sentito dire che in Sicilia si fanno dei gelati alla
scorzanera. Mi potreste dire di che si tratta, dove si trova
questo prodotto e se questo tipo di gelato viene apprezzato dal
consumatore.
Eventualmente potreste fornirmi una ricetta? Ve ne ringrazio e
vi faccio i miei migliori auguri per il vostro lavoro che ci è
di grande aiuto.
Distinti saluti.
Lettrice piemontese
La scorzanera è una radice assai comune nel
meridione che viene consumata sotto forma di verdura cotta nei
mesi invernali ed i primi mesi primaverili.
Il raccolto avviene infatti dal mese di ottobre a tutto marzo.
Ha un sapore dolce/amarognolo. I luoghi maggiormente adatti per
la sua crescita sono quelli temperati ma anche abbastanza
freschi.
La scorzanera cresce spontanea nella Francia meridionale e
soprattutto in Spagna. Infatti il suo nome scientifico è
“Scorzanera Hispanica”, ma ha assunto come nome volgare quello
di “viperina” a motivo del suo colore scuro (a volte un
nocciola-rosa) e della sua forma longilinea-conica.
Vi sono svariati modi per cucinarla: dopo averla lessata si
condisce in insalata oppure si frigge avendola fatta macerare in
succo di limone con erbe aromatiche. Oppure la si può presentare
cotta al burro dopo averla fatta lessare in acqua nella quale si
sarà sciolto un po’ di farina bianca ed un po’ di limone: si
farà rosolare nel burro con un po’ di prezzemolo e si serve
molto calda.
In Sicilia il gelato di scorzanera era negli anni passati assai
comune soprattutto nelle zone del palermitano; ormai con i tanti
nuovi gusti “classici” anche quelli più locali hanno ceduto il
passo.
Purtroppo non disponiamo di qualche vecchia ricetta di
scorzanera; cercheremo di farne oggetto di ricerca e nel caso
positivo riprenderemo l’argomento. Speriamo quindi di risentirci
e la salutiamo cordialmente.
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LA DATA DI SCADENZA
Il gelato artigianale ha sicuramente una scadenza definita
per il suo consumo igienicamente sicuro.
Quale è la data di scadenza? Esistono delle norme di riferimento
precise? Vi ringrazio fin d’ora per la cortese risposta.
Cordiali saluti e complimenti.
D.D. - Salsomaggiore
A nostro sapere il gelato non ha indicazioni di scadenza che
invece esistono per i prodotti surgelati.
Ma il gelato non rientra certamente tra questi prodotti. D’altra
parte essendo il gelato un prodotto termolabile e dovendo
trascorrere la sua vita a temperature negative sarebbe, a nostro
avviso, quanto meno eccessivo il volere imporre date di
scadenza.
Ma ci consenta un suggerimento: il gelato artigianale è meglio
produrlo magari in piccole quantità, ma produrlo e venderlo in
giornata. In fondo è proprio la freschezza quel “plus” che
l’industria dell’IceCream ci invidia.
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