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La
Torronalba è un’azienda che in oltre 35 anni di
attività ha assunto un ruolo di rilievo nella
produzione di semilavorati per gelateria ed in
particolare per quelli alla nocciola, suo vero punto
di forza.
Oggi questo ingrediente ha raggiunto quotazioni da
capogiro, con prezzi più che triplicati solo
rispetto a novembre 2003.
Mauro Bongiovanni ci offre interessanti spunti per
capire fino a che punto questi prezzi sono
giustificati.
La Torronalba vanta a pieno titolo una grande
tradizione nella produzione della nocciola, un
ingrediente che negli ultimi tempi è finito
nell’occhio del ciclone in seguito ai continui
aumenti di prezzo. Ecco perché, incontrando uno dei
responsabili dell’azienda, Mauro Bongiovanni,
inevitabilmente mettiamo al centro della discussione
proprio questo tema.
Prima di parlare di prezzi, però, è opportuno fare
un quadro completo della situazione relativa al
mercato delle nocciole. Innanzi tutto occorre
ricordare che la produzione mondiale, in situazione
“normale” è prossima alle 800 mila tonnellate / anno
di nocciole in guscio e poco meno dell’80%, pari ad
una media di 600 mila tonnellate, sono di produzione
turca.
Secondo produttore mondiale è l’Italia, con una
quantità prossima alle 120 mila tonnellate/anno
(solo il 10% di queste sono di produzione
piemontese).
Dal momento che la produzione di nocciola è
strettamente legata alle condizioni climatiche, è
assolutamente normale che le quantità disponibili
subiscano delle variazioni di anno in anno che,
mediamente, si aggirano attorno al più/meno 10%.
È questo uno dei motivi principali (ma non l’unico)
per il quale siamo da sempre abituati a sapere che
le quotazioni della nocciola possono subire
cambiamenti di prezzo da un anno all’altro,
mediamente comprese tra il 5 ed il 10%.
In questo momento, però (siamo all’inizio di marzo),
il mercato della nocciola sembra impazzito.
Le quotazioni non rispettano più quelle variazioni a
cui ci hanno abituati da tempo e gli aumenti si
susseguono con un ritmo mai visto prima. Quella
nocciola turca che a novembre 2003 costava 3 euro al
chilo, oggi quota più di 8 euro e non sembra che, a
breve, il trend possa lasciar sperare in qualcosa di
buono. Cosa sta succedendo?
“Tutto inizia nella primavera del 2004 - spiega
Bongiovanni - quando in Turchia, a causa di gelate
tardive lungo la costa del mar Nero, sono andate
distrutte il 30% delle nocciole.
Questo ha comportato una mancanza, sul mercato, di
quasi 200 mila tonnellate, una quantità di gran
lunga superiore alla sola produzione italiana.
Inevitabile che, in questa situazione, un po’ di
speculazione ma soprattutto la legge della domanda e
dell’offerta portasse a una crescita considerevole
dei prezzi”.
Così, quella nocciola turca sgusciata che a novembre
2003 costava 300 dollari al quintale, solo un anno
più tardi era quotata 700 dollari e appena a metà
febbraio di quest’anno ha toccato i 1060 dollari al
quintale. Più del 350%.
“Occorre poi aggiungere che, benché la produzione
italiana (Piemonte, centro Italia e un po’ in
Sicilia) sia di maggiore qualità e più cara, è
quella turca a condizionarne i prezzi, per cui,
quando vi è stato l’aumento, per un certo periodo
quella di produzione italiana risultava essere
addirittura più conveniente, così che il mercato (ed
in particolare la grande industria del cioccolato)
ha attinto dalla produzione nazionale, creando
un’ulteriore anomalia. La conseguenza è che ben
presto anche il mercato italiano ha riallineato i
propri prezzi all’insù, nonostante che nel nostro
paese la produzione del 2004 abbia fatto registrare
un discreto incremento (+10% circa, ma comunque mai
sufficiente a coprire la lacuna aperta dal mercato
turco)”.
Quanto è avvenuto sul mercato del prodotto grezzo,
inevitabilmente viene ora a riversarsi sull’ultimo
utilizzatore, ovvero la grande industria del
cioccolato, la pasticceria, la gelateria.
“Chiariamo intanto che la parte del leone è
interpretata dai colossi del cioccolato; giusto per
fare qualche nome: Nestlè, Caffarel, Lindt, Ferrero,
Perugina, Pernigotti, Novi... aziende che assorbono
più del 90% della disponibilità mondiale di
nocciole.
Il resto va in cioccolaterie e pasticcerie, le
briciole restano per il nostro comparto, in termini
numerici davvero insignificante. E si noti, lo dico
con tutto il rispetto per i gelatieri e per le
aziende come la nostra, che in questa nicchia di
mercato vivono e lavorano al meglio”.
Dunque ci sta dicendo che il nostro comparto può
solo subire passivamente questa situazione.
“Purtroppo sì. Abbiamo margini di manovra davvero
ridotti. Sulla mia scrivania arrivano le quotazioni
della nocciola di giorno in giorno. E non sempre
attendere ad acquistare nella speranza che il prezzo
diminuisca, si rivela una buona scelta”.
Dicevamo che questa situazione inevitabilmente andrà
a ricadere sull’ultimo utilizzatore, il gelatiere,
che dunque, si troverà a pagare la nocciola anche
più del doppio rispetto lo scorso anno. Come pensa
reagiscano i gelatieri davanti a questa notizia?
Continueranno a produrre gelato alla nocciola oppure
no?
“Mi rendo conto benissimo della situazione, per
certi versi assurda, che stiamo vivendo. La prima
cosa che faccio davanti a questi dati, è proprio
quella di mettermi nei panni dei clienti: se devo
pagare il doppio o anche di più un prodotto, sono
tentato di eliminarlo dalla mia vetrina. Ma è anche
vero che il gelato alla nocciola è uno dei simboli
del gelato artigianale, e allora bisogna pensare
bene come comportarsi”.
Mi scusi, ma questi aumenti della nocciola, peraltro
davvero sensibili, non trovano riscontro nei
prodotti finiti della grande industria. Il
cioccolato, le praline più famose, la celebre crema
di cioccolato e nocciola... I gelatieri non fanno
questo confronto?
“Sì, i gelatieri fanno questo confronto, anzi è
forse una delle prime osservazioni che ci vengono
fatte. E questo mi consente di chiarire alcuni
aspetti importanti della questione, guardando alla
grande industria del cioccolato anche per trarre
qualche suggerimento operativo.
Innanzi tutto il prezzo dei prodotti finiti, quelli
che si trovano al supermercato. Si guardi
all’etichetta degli ingredienti: la nocciola non è
mai al primo posto, anzi diciamo pure che mediamente
è meno del 15%. C’è invece molto cacao e molto
zucchero, prodotti che negli ultimi tempi sono
invece diminuiti di prezzo”.
Ci scusi se la interrompiamo, ma noi dobbiamo
parlare dei gelati, non del cioccolato e delle
creme...
“È vero, ma è importante questo raffronto per
spiegare perché l’aumento è così evidente per i
gelatieri e non nella grande distribuzione.
E la risposta, ora, è semplice: il prodotto
destinato alla gelateria, è nocciola pura al 100%,
quindi l’aumento incide al 100% su quanto viene
consegnato al gelatiere. Nei prodotti dei
supermercati, l’incidenza della variazione del
prezzo è limitata a quel 15, forse 25, 40%, e viene
«ammortizzata» anche dalle variazioni di costi di
altri ingredienti”.
Dunque non c’è niente da obiettare: la nocciola
costa di più, se la vuoi è così, alla faccia della
tradizione...
“Vede, vorrei approfittare di questa occasione per
offrire ai gelatieri uno spunto di riflessione,
proprio partendo dai comportamenti della grande
industria. I produttori di cioccolato, di
cioccolatini, praline, creme da spalmare, merendine
eccetera, quest’anno si sono trovati spiazzati da
questi forti aumenti, e non hanno potuto fare
granché. Non mi meraviglierei, però, se per la
prossima stagione (che per loro inizia a ottobre e
finisce a Pasqua), dai loro messaggi pubblicitari
verranno tolti quei prodotti che contengono nocciole
in quantità significativa, modificando così non
tanto l’offerta dell’azienda, ma i consumi”.
Cosa intende dire?
“Facciamo un esempio. Oggi su tre spot l’industria
del cioccolato reclamizza una merendina, uno snack
ai cereali e un cioccolatino con la nocciola.
C’è da scommettere che l’anno prossimo, anziché il
cioccolatino alla nocciola, verrà reclamizzato
quello con il caffè o quello con il liquore, così da
spostare significativamente i consumi, ma senza
togliere dalla disponibilità del marchio quello con
la nocciola che, a questo punto, è prevedibile verrà
richiesto di meno”.
È un’analisi interessante, ma qual è il messaggio
che può ricavarne il gelatiere?
“Quando si dice che il gelato alla nocciola è uno
dei gusti della tradizione è vero. Credo sia meno
vero quando mi si dice che è uno dei più venduti. E
comunque non è più, come quarant’anni fa, uno dei
cinque o sei gusti della gelateria quando da solo
rappresentava il 20-25% delle vendite, ma è uno
accanto ad altri venti o trenta... Vuol dire che, a
parte qualche patito solo di gelato alla nocciola, i
clienti possono scegliere tra un’ampia gamma di
gusti. E se quello alla nocciola non lo si mette
proprio davanti, al centro o dove i clienti guardano
di più, il gioco è fatto: ci saranno meno richieste
di quel gusto, ma si continueranno a vendere gli
altri gelati”.
Sembra quasi che parli contro il suo interesse...
“Torronalba è sì divenuta famosa grazie al torrone e
alla nocciola, ma oggi abbiamo una gamma di gusti
completa, per cui, proprio come per il gelatiere,
una scelta diversa non ci provocherebbe scompensi
particolari.
Ma a parte questa opportunità di «nascondere» in un
certo senso il gelato alla nocciola, che comunque
deve sempre restare in vetrina per chi lo chiede, io
penso che il problema sia solo relativo.
Quanto incide in un anno l’acquisto di pasta
nocciola, ed in particolare quanto incide l’aumento
che c’è stato, sulla spesa complessiva dei prodotti?
Quanti clienti rischia di perdere il gelatiere se
non lo mette in bella evidenza?”.
Non lo sappiamo, ce lo dica lei.
“Una gelateria di successo, ma di grande successo,
può consumare da 200 a 300 chili di nocciola
all’anno. Una buona gelateria si assesta sui 100
chili e anche meno. A conti fatti, io non farei
nessuna rinuncia”.
E ai gelatieri che dicono che a loro volta dovranno
aumentare i prezzi?
“Possono farlo, ma non diano la colpa alla nocciola
che, tra l’altro, non è la materia prima più cara.
C’è il pistacchio, ad esempio, che costa tre volte
tanto. E... provocazione per provocazione, chi mai
ha diminuito il prezzo del cono al diminuire delle
materie prime? E poi non dimentichiamo che in una
ricetta, la nocciola vi entra al 10-12%!”.
Signor Bongiovanni, pensa che questa situazione
perdurerà? Se la nocciola ha sempre subito
variazioni stagionali a seconda dei raccolti, non
pensa che il prezzo tornerà ad essere più
abbordabile?
“Questo è un mercato difficile, ma come dicevo
prima, sia perché l’industria facilmente modificherà
i suoi obiettivi, sia perché è presumibile una
disponibilità maggiore di prodotto, si può sperare
che per il prossimo anno ci siano prezzi migliori.
Ma non dobbiamo dimenticare che oggi l’Europa è più
grande: quei paesi dell’Est che prima non
importavano molti prodotti a causa dei dazi doganali
troppo cari, ora fanno parte del nostro mercato
libero, per questo sono anche convinto che le
quotazioni alle quali eravamo abituati fino al 2003,
non le rivedremo mai più”.
Detto questo, Mauro Bongiovanni si congeda e si
dirige verso l’aeroporto, destinazione: Mosca.
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La
nocciola nel Mondo |
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Paese |
Produzione media in "guscio" |
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Turchia |
600.000 tonn. |
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Italia |
120.000 tonn. |
|
Spagna |
35.000 tonn. |
|
Oregon (USA) |
25.000 tonn. |
|
Asia centrale |
non quantificabile |
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Georgia (ex Urss) |
non quantificabile |
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LA
QUALITA' E' DEL GELATIERE
L’industria del cioccolato, per rifornirsi di
nocciole preferisce quelle turche, più
economiche ma, è risaputo, di qualità
mediamente inferiore rispetto quelle italiane.
Una scelta dovuta al fatto che la quantità di
nocciole presente in creme, barre di
cioccolato, praline, ecc. rappresentano solo
una piccola parte del prodotto, che viene
invece caratterizzato dalla presenza di altri
ingredienti.
Anche nel gelato artigianale finito le
nocciole diventano un ingrediente (mediamente
presente per il 10%, con il latte fresco in
quantità dominante), ma sono così
caratterizzanti che possono, anzi devono
essere solo di grande qualità! |
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UNA STORIA NON SOLO DI NOCCIOLE
Nel 1969 nasce la Torronalba, per iniziativa
di Romano Carozzi (a seguire la produzione) e
Giovanni Bagnis (nell’ambito commerciale);
dapprima è una pasticceria di Alba che produce
e commercializza prodotti dolciari e
semilavorati.
Visto il successo di questi ultimi, un anno
più tardi viene cambiata la sede e inizia lo
sviluppo esclusivo dei prodotti per gelaterie
e pasticcerie. Il torrone, dolce tipico di
Alba, e la nocciola, coltivazione che nel
Piemonte ha da sempre livelli di eccellenza,
sono i “cavalli di battaglia” che, nel tempo,
vengono affiancati da una gamma oggi pressoché
completa di prodotti.
Gli anni settanta sono quelli in cui le
gelaterie si moltiplicano ed il successo di
Torronalba segue l’espansione dell’intero
settore, così, una decina di anni più tardi,
si rende necessaria una sede più adeguata alle
cresciute esigenze: è quella attuale di
Piobesi d’Alba, una struttura che, cresciuta
nel tempo, ha consentito alla Torronalba di
raggiungere il successo nazionale ed
internazionale.
Oggi, accanto ai soci fondatori, sono alla
guida dell’azienda Mauro Bongiovanni, nipote
di Giovanni Bagnis, la figlia Barbara Bagnis
con il marito Maurizio Zannol e Simone Carozzi.
Sicurezza e rispetto dell’ambiente, costante
miglioramento della qualità e ricerca di nuovi
prodotti, sono gli obiettivi che da sempre
persegue la Torronalba, che rispondendo a
tutte le normative europee e nazionali, ha
attivato da tempo un sistema di controllo
globale dei propri cicli produttivi, con un
occhio di riguardo alla qualificazione
professionale degli addetti ai diversi
reparti. |
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