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Prezzi di vendita: quale
futuro, quale strategia
La gestione della politica dei prezzi di
vendita sta diventando più che mai un aspetto tanto delicato
quanto strategico anche per una gelateria artigianale...
di Federico Maronati
Esistono alcuni indicatori, anche economici, che ci portano a
pensare sia sufficiente vendere a prezzi bassi per essere
competitivi sul mercato. All’opposto esistono case - history
(esempi pratici) di gelaterie anche in piccoli comuni
d’Italia, che applicano politiche di prezzi di vendita medio
alti o alti e riescono ad essere più competitive delle loro
concorrenti dirette con prezzi bassi, come si spiega questo
fenomeno?
Si deve inoltre considerare che la politica dei prezzi di
vendita, è determinante ai fini della redditività
dell’impresa, in quanto i costi (diretti e indiretti) sono
notevolmente aumentati negli ultimi tempi e tenderanno ad
aumentare nel corso del prossimo futuro, (dalle quotazioni
delle materie prime, ai costi fiscali come ad esempio gli
studi di settore che adeguano automaticamente l’imponibile
minimo per il calcolo delle imposte, ai costi di energia,
costi del personale, ecc.).
Nella definizione dei prezzi di vendita, è importante essere
consapevoli della propria struttura di costi e dei potenziali
volumi di vendita che stimiamo di sviluppare, al fine di
applicare prezzi coerenti ed adeguati, oltre che con la
concorrenza, anche con la nostra struttura di costi aziendali.
La Qualità totale (prodotto + servizio + locale + prezzo) che
un’impresa come la gelateria artigianale offre ai propri
clienti, economicamente rappresenta la sintesi di quelle
risorse (costi), che l’im–prenditore mette a disposizione a
tale fine; per questo motivo, può diventare economicamente
rischioso determinare a priori la propria politica dei prezzi
di vendita sulla base di soli indicatori esterni, quali ad
esempio i prezzi della concorrenza, senza valutare
attentamente e correttamente quante risorse dobbiamo mettere a
disposizione per garantire al nostro cliente lo standard di
qualità che ci siamo prefissi di offrirgli e che probabilmente
è ciò che ci caratterizza e ci distingue rispetto la
concorrenza.
È
quindi consigliabile tenere presente a questo punto alcune
precisazioni, che possono sembrare ovvie ma che spesso non lo
sono: le materie prime di alta qualità costano sensibilmente
di più, rispetto alle materie prime di qualità inferiore.
Anche il personale qualificato per garantire un servizio di
alta qualità, costa mediamente di più rispetto a personale
poco qualificato.
Un locale oggi invecchia molto più velocemente che in passato,
quindi i costi ammortamento sono destinati a crescere
notevolmente.
La struttura generale dei costi diretti ed indiretti si è
progressivamente trasformata in un rapporto di cambio 1 a 1
fra Lira ed Euro.
Il prezzo di vendita del gelato artigianale, con
l’introduzione dell’Euro, ha subito il cambio corretto, ossia
il gelato era venduto mediamente a lire 16.000 al kg. ed è
stato convertito al tempo, in circa euro 10,00 al kg. (+ o -).
Ecco perché un prezzo non coerente con la propria struttura di
costi reali, nel medio periodo, può essere pericoloso come un
prezzo percepito troppo alto dal cliente.
Per valutare in modo corretto quale sia la politica dei prezzi
di vendita corretta, è necessario fare un’analisi dettagliata
delle direttrici strategiche della propria attività, rispetto
alla concorrenza diretta, indiretta e del territorio in cui si
opera.
È possibile competere con la concorrenza senza confrontarsi
direttamente sul prezzo di vendita?
Come sappiamo il
concorrente del gelato artigianale, non è solo la gelateria
artigianale della strada accanto, ma i consumi di gelato sono
contesi fra due filiere, quella del gelato artigianale e
quella del gelato industriale. Gli elementi differenziali fra
i due tipi, sono sempre stati tali, da essere percepiti anche
dal consumatore medio.
Fra i differenziali, del gelato industriale rispetto a quello
artigianale il prezzo ha sempre rappresentato un elemento
importante, la percezione del consumatore medio è che il
gelato industriale costava/costa meno rispetto
all’artigianale.
Siamo certi che oggi sia ancora così per tutto il gelato
industriale? Come possiamo difenderci da questo fenomeno?
Oggi l’industria grazie ad una segmentazione dell’offerta
mirata, al lancio di nuovi prodotti sviluppati in funzione dei
diversi target ed a politiche di prezzi segmentati per target
e per prodotto (vedi magnum temptation chocolate) è in grado
di offrire un gelato industriale che a seconda della marca,
del formato e del prodotto, può variare dai 5,00 euro al kg.
(vendita prevalentemente c/o GDO), ai 20,00 euro al kg.
Riesce così a farsi percepire dal consumatore medio, con uno
standard di qualità che nel corso del tempo è migliorato, ma
che rimane comunque meno caro del gelato artigianale. Se
analizziamo però correttamente l’offerta dei prodotti e
relativa politica dei prezzi non è così per tutti i prodotti.
Possiamo competere solo se individuiamo i nostri punti di
forza e li valorizziamo, attraverso una strategia orientata al
valore, capace di essere percepita dal consumatore medio.
Non basta più solo fare un gelato buono, dobbiamo mettere in
atto degli strumenti di analisi per capire se lo stesso
concetto di buono che abbiamo noi del nostro gelato è uguale a
quello dei nostri clienti.
Per ragioni di spazio proseguiremo questa analisi sul prossimo
numero, dove parleremo tra l’altro dell’impatto che genera
nella politica dei prezzi l’omologazione fra gelaterie
artigianali e di cosa possiamo fare per risolvere le diverse
problematiche.
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