|
In
alcuni supermercati ormai si trovano vaschette di “gelato” anche
a due euro al chilo, oltre tutto con un ampia proposta di gusti
più o meno variegati e pasticciati:
tutto ciò ha qualche attinenza con il mondo del gelato
artigianale?
Evitiamo di confondere l’ice-cream industriale con il gelato
artigianale. Valorizziamo la differenza.
Alcuni gelatieri, soprattutto alcuni titolari di laboratori che
producono per sé ma anche per altri locali, sono ancora convinti
che si possa condurre una battaglia per incrementare i consumi
domestici (e ciò è giusto!), ma pensano che sia possibile farlo
anche confrontandosi con la produzione di ice-cream industriale
presente nelle diverse catene della grande distribuzione
(comprendendo i marchi noti, i prodotti marchiati dallo stesso
supermercato, i marchi di produttori medi e/o piccoli inseritisi
più o meno stabilmente).
CONFEZIONI DA DUE EURO
Una recente ennesima passeggiata fra le isole refrigerate
dei supermercati dove sono ammassate le numerosissime referenze
(confezioni assai diverse fra loro per forma e contenitore, per
capacità di contenuto, per molteplicità di gusti più o meno
variegati) è stata ancora più sconfortante che nel passato: mi
sono imbattuto anche in quotazioni di due euro al chilo
(confezione, trasporto, Iva inclusi) e bisogna avere il coraggio
di dichiarare che ciò non è compatibile con le caratteristiche
del gelato artigianale e può essere azzardato solo da chi
produce serialmente.
Tra l’altro basta leggere l’ingredientistica per cogliere al
volo che non è solo un problema di freschezza o di lungo
stoccaggio, ma è un problema di sostanza: dove è il latte
fresco, dove la panna, dove gli ingredienti delle paste nobili
per la realizzazione dei gusti?
È un trionfo di latte reidratato, grassi vegetali idrogenati,
glucosio a non finire, aromi e coloranti a profusione: la cosa
da sottolineare è che ci sono praticamente solo questi
ingredienti e non ”questi” aggiunti a “quelli” tradizionali.
SOLO INGREDIENTI AL RIBASSO
Questa è una osservazione che va fatta, perché c’è chi
strumentalizza la presenza di latte in polvere piuttosto che
grassi vegetali, piuttosto che aromi e coloranti anche nel
cartello degli ingredienti delle gelaterie artigianali, e omette
di citare che ci sono soprattutto tutti gli ingredienti nobili e
che sono posizionati “prima” nella scala decrescente
quantitativa di utilizzo.
Così si insinua che non c’è differenza fra ice-cream industriale
e gelato artigianale: ciò è falso e non è più solo una questione
di freschezza!
Si tratta, comunque, di capire bene che, se ci si pone
l’obiettivo di gareggiare con le quotazioni di due euro, c’è
poco da fare e ci si trasforma in assemblatori di ingredienti di
basso livello e solo di essi: la cosa più corretta, invece che
sollecitare la competizione, è quella di rimarcare la netta
differenza fra i due prodotti, esaltando le peculiarità del
gelato artigianale.
Con ciò non si vuol demonizzare l’ice-cream, che ha sicuramente
un suo vasto mercato e un suo target di riferimento ma, come
abbiamo detto altre volte, senza acrimonia, non ci pare corretto
confondere le mense aziendali con l’alta ristorazione: fra il
bianco e il nero c’è l’intero arcobaleno, con tutte le
articolazioni di ingredienti, di qualità, di professionalità, di
creatività, di servizio, di costi, di prezzi.
Non facciamo confusione fra due prodotti diversi.
IL CONSUMATORE - MANDRIA
Per giustificare la proposta di un prodotto di basso livello, mi
viene talvolta detto che la colpa è del consumatore, perché
vuole “quello” e si citano i frequentatori sempre più numerosi
delle gallerie dei centri commerciali, spesso in tuta e
ciabatte: dallo stesso pulpito, quando parlo, però, di crisi
recessiva e di povertà crescente, mi si dice invece che il lusso
tira, con le mega auto, i cellulari, le vacanze esotiche. È un
modo per creare confusione, attraverso grossolane
semplificazioni e luoghi comuni: così si prende in giro
l’utente.
Calma, non rendiamo tutto piatto e superficiale (e un po’
stupido): è vero che la TV spazzatura ha tanti proseliti e che
la volgarità dilaga, ma ciò non giustifica che siamo noi stessi
a incrementare e incentivare l’una e l’altra. Così si diventa
complici e diffusori di questi modelli deteriori.
È troppo facile cavarsela accusando il consumatore - mandria e
la barbarie dilagante, soprattutto se nel contempo stiamo
adeguandoci all’andazzo e anzi lo stiamo cavalcando alla grande.
Meno latte fresco e poi via il latte; meno panna e poi via la
panna; meno paste di qualità e poi sotto con gli aromi... tanto
il consumatore - mandria non capisce la differenza.
Questa sarebbe la tomba del gelato artigianale, l’appiattimento
e poi la sparizione delle sue peculiarità, delle sue
caratteristiche inimitabili, fatte di freschezza, di ingredienti
di qualità, di creatività.
Il prodotto deve essere diverso negli ingredienti, nel processo
di produzione, nella freschezza, nell’esposizione, nel servizio,
nel locale di riferimento.
Non dimentichiamo che è la gelateria, con la sua atmosfera, il
luogo simbolo del nostro prodotto, il tempio del gelato
artigianale.
Quel locale, con quell’appeal particolare, con la sua storia e i
suoi ricordi, con il suo gelatiere dietro il banco, non si può
ricostruire nell’isola dei surgelati e, se lo si fa, ne esce un
alieno abortito (come simil - alieno diventano però anche le
neo-gelaterie pacchiane nell’arredo e pacchiane
nell’esposizione, cosa che sarebbe opportuno evitare sempre e
comunque).
RE MIDA AL CONTRARIO
Giustificare le cose brutte dando la colpa all’arretratezza
delle “masse” è una vecchia storia, assai usata dai furbi e dai
potenti, spesso in alternanza con il peggior populismo,
utilizzato a sua volta per “idolatrare” le stesse masse (proprio
le stesse che, quando fa comodo, ridiventano “feccia”) e per
cercare il consenso con l’antico aggancio “panem et circenses”.
Non scordiamoci che a molti padroni del vapore piace essere
“popolari” e raccontar barzellette...
La scusa del popolo - bue è buona per riproporre i peggiori
programmi televisivi, per sopportare le tifoserie violente, per
fare una informazione distorta e superficiale, per giustificare
i cibi spazzatura... e può (nel nostro caso) essere buona per
legittimare come “gelato” qualcosa che si può chiamare così solo
perché è sicuramente freddo-gelato, ma che ha ben poche
caratteristiche di quello che noi invece chiamiamo gelato, se ci
riferiamo al buon gelato artigianale e alle gelaterie che lo
producono e lo vendono (hic et nunc).
Se ci accodiamo alla volgarità crescente ed anzi la
incrementiamo con ulteriori proposte (il gusto finta novità, la
vaschetta paciugata, i cento gusti in bella vista) e con
l’abbandono della qualità (negli ingredienti, nella freschezza,
nel servizio ...) diventiamo re Mida al contrario: non
trasformiamo in oro tutto ciò che tocchiamo, ma lo trasformiamo
in spazzatura.
LOCALE DIVERSO PER TARGET DIVERSO
Ciò non significa che la strategia è di ignorare un mercato che
pur esiste ed è vastissimo: si tratta di non confondere una cosa
con l’altra, si tratta di rivolgersi a ciascun comparto con
proposte e obiettivi adeguati e quindi assai diversi fra di
loro.
Ciò vale per le differenze chiare e nette con l’ice - cream, ma
vale anche per i diversi livelli di gelaterie esistenti (come
ingredientistica: di qualità e genuinità per il target
competente oppure principalmente in grado di garantire la
presentabilità per la fascia B; come costi: di giusto rapporto
qualità - prezzo in funzione di un corretto prezzo di vendita
[non stracciato] per i consumatori coscienti oppure
principalmente di basso prezzo per la fascia B).
Questo va detto per quei produttori di semilavorati o accessori
o per quei distributori che riterranno opportuno operare sui due
fronti contemporaneamente, mentre altri di loro opteranno o per
l’uno o per l’altro.
Nessuno griderà allo scandalo, a patto che non si mescoli il
sacro con il profano (i famosi cavoli a merenda): non tutte le
aziende produttrici e non tutti i distributori sapranno essere
di seria A, così come non tutte le gelaterie esistenti.
Il discorso non vale mai, invece, per il vero gelatiere
professionista: qui la scelta di campo deve essere molto chiara,
pur sapendo che i locali di riferimento possono essere diversi
fra loro, dalla bottega di lunga tradizione e consolidato
prestigio al moderno negozio in una posizione di caotico
passaggio. Ciascun locale evidenzierà la sua specifica
caratteristica e si rivolgerà alla sua potenziale clientela nel
modo migliore, con le dovute differenze (anche marcate), ma
senza creare equivoci sulla qualità del gelato artigianale, i
suoi ingredienti, la sua freschezza.
Noi ci auguriamo che il migliore venga sempre premiato.
Solo nel buio della notte, tutte le vacche sono nere: accendiamo
la luce, aspettiamo il nuovo giorno.
CONCLUSIONI
Siamo partiti dall’ice-cream industriale a due euro al chilo per
entrare in merito all’ingredientistica e alle conseguenti
caratteristiche di quel prodotto per evidenziare che una
competizione per conquistare consumi di questo livello è
impropria e comporta inevitabilmente l’abbandono degli elementi
caratterizzanti del gelato artigianale: vale a dire a ciascuno
il suo mercato e il target di consumatori correlato, con
prodotti diversi. Ma siamo per forza passati ai distinguo in
casa nostra, all’interno dei paletti della produzione propria,
della freschezza, della gelateria vera e propria.
Qui il discorso si complica e non è il caso di correggere gli
errori usando l’accetta, ma è però giusto e opportuno chiedere
trasparenza, professionalità, ricerca della qualità, in un
percorso sicuramente graduale e diversificato, ma che deve
tendere all’eccellenza e alla valorizzazione del gelato
artigianale.
Come sempre, ci sarà chi è più avanti e tira la volata, poi il
gruppo che si sgrana e qualcuno che resta indietro: importante è
che non pensi di poter fare il Giro d’Italia in motorino o
dopandosi.
Per carità, nessuna guerra di religione, ma neppure un
chiacchierio indistinto e qualche sparata demagogica come nei
fastidiosi e ripetitivi talk show che siamo costretti a sorbirci
quasi ogni sera alla TV.
I toni esagitati e i discorsi generici (un po’ pasticciati per
farli piacere “quasi a tutti”, come i gelati pasticciati) sono
controproducenti e imbarbariscono la realtà presente e futura:
evitiamoli.
Buon gelato a tutti.
Arnaldo Minetti
|