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I coni sono l’indiscusso simbolo del gelato e ne
valorizzano la qualità: quelli stampati, ottimi
per aiutare la lavorazione a spatola, sono in
particolare il simbolo delle gelaterie artigianali |
Il primato dei coni stampati
Ci sono i coni stampati e quelli arrotolati: in Italia
prevalgono i primi.
I produttori italiani di coni hanno realizzato nel corso
degli anni centinaia di articoli, differenziando
dimensioni, forme, tipi di ghiera: le gelaterie possono
perciò utilizzare molte alternative per differenti fasce
di prezzo e per distinguersi le une dalle altre
attraverso i tipi di coni prescelti. Solo i coni
stampati consentono di differenziare le forme (e quindi
l’immagine specifica di una gelateria) e consentono di
avere la “ghiera”, quel balconcino, interno al bordo
superiore, che consente di adagiare bene il gelato
servito con la spatola.
Basterebbero queste due osservazioni per comprendere
perché i coni stampati detengono il primato nel nostro
paese e perché identificano soprattutto il gelato
artigianale italiano. I coni stampati devono essere
croccanti, per accentuare il piacere del consumatore
quando “morde” il cono; devono essere robusti, per
evitare rotture (non scordando mai che parliamo di un
articolo “fragile” per sua natura); devono avere una
comoda ghiera, che aiuti a spatolare bene i gusti
richiesti, costruendo piacevoli architetture di gelato …
Troppo dolce rovina il gelato
C’è ancora qualcuno che pensa che i coni stampati per
essere buoni devono essere molto dolci.
Niente di più sbagliato, non devono essere né molto
dolci né molto aromatizzati. Un cono troppo dolce o
troppo aromatizzato si sovrappone al gusto del gelato e
prevale su di esso, rovinando quindi i risultati della
professionalità del gelatiere.
“Capita talvolta di vedere operatori del settore che,
per valutare un cono, lo assaggiano da solo: è
sbagliato, perché così facendo rischiano di dare un
giudizio totalmente arbitrario, perché non potranno
certo capire se quel cono può valorizzare il gelato o se
invece lo soverchierà.
Non dimentichiamo che coni molto dolci o molto
aromatizzati sono stati usati in passato per coprire le
magagne e le povertà del gelato, soprattutto dell’ice-cream
industriale che, non a caso, utilizzò per primo i
cornetti arrotolati con il 35% di zucchero: sappiamo
tutti che nessun gelato artigianale arriva a questa
percentuale di zucchero ed è quindi ovvio che il sapore
che resterà in bocca sarà sicuramente quello del cono,
con buona pace del gelato.
Tra l’altro è questo il motivo per cui guardiamo con
perplessità le gelaterie che si sono orientate
completamente sugli arrotolati: all’eccesso di dolce
sino ad ora evidenziato, si aggiunge il fatto che sono
molto igroscopici e assorbono molta umidità e, in
aggiunta, non hanno nessuna ghiera per agevolare la
spatolatura (in realtà fanno coppia con il porzionatore
e con la pallina, che non sono certo il miglior modo di
proporre il gelato artigianale)”.
Edulcoranti?
Torniamo sulla questione del dolce e del dolciastro, per
una ulteriore precisazione.
Per un periodo è stato possibile avere negli ingredienti
dei coni sia gli zuccheri sia gli edulcoranti e molti
produttori di coni avevano adottato questo mix: così
facendo, infatti, diminuivano i problemi di cottura e di
“distacco” del cono dallo stampo, aumentavano la
velocità e la produttività della macchina, scendeva
l’assorbimento di umidità del cono, calava il costo del
prodotto.
Qualcuno ne abusò diminuendo a dismisura gli zuccheri e
calcando la mano sugli edulcoranti, con evidenziazione
di quell’inconfondibile “dolciastro” che connota tutti
gli edulcoranti. Una precisazione ministeriale ha
successivamente stabilito che non possono più essere
presenti nei coni (ma anche nei biscotti e in altri
prodotti alimentari) sia gli zuccheri sia gli
edulcoranti, cioè non è consentito usarli insieme.
Ora, di conseguenza, si devono produrre coni con soli
zuccheri, o coni con soli edulcoranti: in questo secondo
caso quelli con soli edulcoranti diventano prodotti
dietetici, rispondenti a quelle specifiche normative, ma
sono anche articoli di pessima cottura e struttura (per
l’assenza totale di zuccheri) e di sapore stucchevole
(per lo strapotere degli edulcoranti). I produttori di
coni hanno quindi l’obbligo di attenersi a queste norme,
e la cosa non deve essere letta come penalizzante per i
consumatori, perché ci guadagnano la qualità e il gusto
finale dei coni, anche se ciò comporta qualche
complicazione in più, per i conifici, nella cottura e
nella robustezza dei coni stessi (a cui i migliori
produttori cercano di dare le risposte adeguate
coniugando le ricette di tradizione, la tecnologia e la
cura minuziosa dell’intero ciclo produttivo).
Purtroppo si trovano ancora in circolazione coni con
zuccheri ed edulcoranti, anche se ne è vietata la
produzione: negli ingredienti non viene dichiarata
questa presenza e si creano quindi le condizioni per una
frode e una dichiarazione menzognera al consumatore.
Scoprire l’inganno è semplice: il gusto dolciastro
dell’edulcorante è inconfondibile (come ben sa chi è
costretto a utilizzarlo anche nel caffè per motivi di
salute) e il cono con questo gusto è fuori norma e da
eliminare.
Il gelatiere che vuol essere più scientifico può
procedere all’analisi chimica per la ricerca degli
edulcoranti.
E’ molto importante muoversi in questo senso perché non
è giusto permettere che la scorrettezza di pochi crei
discredito al mitico cono stampato, vero simbolo del
gelato artigianale italiano.
Anzi è utile che i consumatori vengano informati e
formati e sappiano apprezzare le virtù di questi coni e
il loro ruolo insostituibile per la valorizzazione delle
qualità del prodotto artigianale.
A proposito di celiachia
Già che ci siamo è opportuno dire due parole anche a
proposito dei coni per la celiachia, possibile
alternativa per questi malati ai bicchierini di carta
per gustare un buon gelato (anch’esso con ingredienti e
con ciclo produttivo – espositivo compatibili con la
patologia).
Negli ultimi anni si sono moltiplicate le offerte di
coni dichiarati “per celiaci”. E’ una cosa positiva, a
patto che vengano rispettate tutte le regole.
Non solo deve essere garantita la correttezza degli
ingredienti, ma si raccomanda che macchinari, stampi,
accessori di ogni tipo siano completamente “dedicati” (o
totalmente sanitizzati ogni volta) per evitare la
pericolosissima contaminazione crociata. Il nostro
consiglio è di evitare di prendere questi problemi con
leggerezza o con demagogia: sinceriamoci sempre e in
modo assoluto che le garanzie dichiarate dal produttore
siano ineccepibili.
In caso contrario è meglio evitare di proporre e vendere
ciò che non si può certificare.
Ma ci sono anche gli arrotolati
Dopo tutto quanto è già stato scritto nelle righe
precedenti, è bene tenere conto che la realtà delle
gelaterie del nostro paese, a fianco dei coni stampati,
ha visto da tempo l’ingresso dei coni arrotolati,
mutuati come sempre dall’America, in linea con
l’offensiva dell’ice-cream industriale e del fast-food.
I coni stampati, con la loro ricchezza di formati, con
le loro ghiere e con la loro croccantezza, mantengono
quantitativamente il primato di larga maggioranza, ma
sono accompagnati dalla presenza di alcuni arrotolati,
naturalmente privi di ghiera, ma disponibili anch’essi
in più formati per lunghezza o per larghezza di bocca. È
diventato un dato di fatto in moltissime gelaterie la
proposta anche di due formati di arrotolati per servire
alcune specialità (gelato con panna, con frutta, con
topping, con altre decorazioni).
Spesso è, quindi, presente una gamma di cinque formati
diversi di coni per differenziare l’offerta.
Tre formati di coni stampati saranno proposti ai
consumatori per le tre fasce di prezzo più utilizzate:
si sa che, in questo caso, il 60 per cento delle
preferenze del consumatore si orienterà verso il formato
medio, il 10 per cento sul più alto e il 30 per cento
sul più basso, consentendo così di promuovere
soprattutto quello di mezzo, con beneficio per gli
incassi.
Le cialde arrotolate, invece, comprese quelle ricoperte
o granellate serviranno per consumazioni più costose,
vere e proprie “gran coppe da passeggio”, da considerare
come specialità di quella specifica gelateria, che le
“progetterà” come meglio crede e a cui attribuirà
preferibilmente nomi di fantasia.
Non si pone in questo caso la questione della
sovrapposizione di sapori, dato che queste specialità,
per loro natura, saranno già il risultato di
abbinamenti, combinazioni, variegature e decorazioni
assimilabili alle coppe da tavolino, inevitabilmente a
sapori mixati e quindi non rispettosi del singolo gusto.
Anche per i coni ricoperti al ciocco-lato o granellati
(il cui consumo è in notevole incremento), il
consumatore non si pone tanto il problema di una
“pulizia” del singolo sapore, ma sceglie ciò che in quel
momento identifica con l’eccesso e con la trasgressione
alimentare, infischiandosene sia della “ciccia” che
della purezza qualitativa del gelato.
Semplicemente si vuole sottolineare che questi coni
arrotolati ad alta dolcificazione oppure i coni
ricoperti e granellati non saranno mai i coni prescelti
dai veri amanti del gelato artigianale, dai veri
buongustai che cercano l’eccellenza e sanno apprezzare
qualità e professionalità del gelatiere, proprio perché
questi coni sovrastano ogni vero e genuino sapore.
Sono, invece, coni assai nutrienti, quasi da recupero
ipercalorico, adatti ad accompagnare qualche specialità
o comunque una consumazione già “variegata” di suo e
tendente all’eccesso.
Si può essere o non essere d’accordo, ma questa è ormai
una realtà di mercato che ha travolto la gelateria così
come la pasticceria o la ristorazione: anche l’operatore
che privilegia la qualità deve avere offerte rivolte a
questo segmento.
A proposito di rotture
Mi pare opportuno affrontare in questa sede anche il
discorso relativo alle “rotture” dei coni, problema che
ha sempre angustiato sia i produttori dei coni che i
gelatieri.
Per quanto riguarda i coni arrotolati la questione è
legata ad una fragilità specifica che li rende
estremamente sensibili alla cattiva movimentazione del
cartone (anche nei magazzini e durante i trasporti), a
botte e cadute, a manipolazioni maldestre: spesso le
rotture riguardano intere file, interi piani, interi
cartoni.
Anche il banconista in gelateria deve avere grande cura
nel maneggiare questi coni.
Il dato più preoccupante resta comunque l’altissimo
assorbimento dell’umidità atmosferica, dovuto alla alta
percentuale di zucchero: con il tasso di umidità
conseguente all’afa, con la piovosità, con la vicinanza
di mari e laghi, questi coni soffrono moltissimo,
addirittura si sfogliano e, abbinati al gelato,
conducono all’effetto “chewingum”.
Per i coni stampati, assai meno sensibili all’umidità,
il problema delle rotture in gelateria è legato
principalmente alla fase della spatolatura.
Le rotture da magazzino e da tra-sporto sono
riscontrabili anche per questi articoli e sono connesse
a gravi errori (caduta del carico, sovrapposizione dei
pesi): è importante chiarire questi aspetti con i
fornitori (produttore e distributore).
Il centro della questione in gelateria è il momento
della creazione del cono con spatolatura dei gusti
prescelti dal consumatore: il cono va impugnato
(possibilmente con il tovagliolino di carta, sia per
igiene sia per permettere al cliente di non sporcarsi le
mani e di pulirsi la bocca, ove fosse necessario) con
rispetto e delicatezza, ricordandosi che non è di
cemento o di acciaio, ma di farina e zucchero e merita
la cura che si dedica ai prodotti della gastronomia; il
gelato deve essere ammorbidito nella vaschetta con un
paio di spatolature preparatorie (verso il bordo della
vaschetta); va porzionato e collocato sul cono,
dall’alto verso il basso, usando la ghiera come
appoggio; non deve subire forzature e pressioni
maldestre.
Nei mesi a cavallo fra inverno e primavera (quei mesi in
cui i produttori di coni devono in ogni caso lavorare a
pieno regime per creare scorte fresche), sappiamo tutti
che la meteorologia è bizzarra con sbalzi di
temperatura, alternanza di sole e pioggia, di secco e di
umido: è un periodo in cui le farine soffrono, proprio
perché sottoposte a questi sbalzi e i coni sono più
fragili rispetto agli altri mesi (cosa che dovremmo
sapere tutti, se pensiamo a come è il pane che compriamo
in quegli stessi giorni!).
Produttori di coni e gelatieri dovrebbero sapere
benissimo queste cose e, quindi, dedicare la massima
cura e attenzione (soprattutto in questi periodi) a come
produrre i coni e a come costruire le architetture con
il gelato scelto dal cliente!
La “pretesa” che i coni non si rompano mai è priva di
fondamento reale: se sono prodotti con ottimi impasti
-cotture tecnologiche - stoccaggio curato, comunque
avranno un indice di rottura sia pur basso, ma
conseguente alla naturalità e genuinità del prodotto; se
non si romperanno mai vuol dire che sono realizzati con
impasti poveri ed economici, con qualità non elevata ben
evidenziabile al semplice assaggio.
Sembra assurda questa affermazione, ma è proprio così.
Lo slogan dei coni che non si rompono mai nasconde
superficialità, ignoranza, demagogia.
Detto ciò, è altrettanto vero che i coni che si rompono
troppo nascondono errori gravi: non competenza nella
creazione degli impasti e nell’uso di ingredienti di
qualità, scarsa tecnologia nelle fasi di cottura,
problemi irrisolti nello stoccaggio e nella
movimentazione.
I distributori specializzati, che sono il canale
privilegiato per la fornitura di coni, hanno
l’importante responsabilità di scegliere il produttore
di coni capace di garantire la qualità dei prodotti,
l’articolazione di gamma, la capacità di coniugare
tradizione e innovazione: contestualmente, hanno la
responsabilità di garantire movimentazione dei cartoni e
trasporto capaci di evitare le rotture.
I singoli gelatieri, scegliendo il mix di coni per il
loro locale, hanno l’onere di qualificare l’immagine
della loro gelateria e valorizzare la qualità del gelato
artigianale di loro produzione.
Da tutte le considerazioni esplicitate fino ad ora, il
lettore può aver tratto una maggior conoscenza del
problema.
Annotazione utile
Molte gelaterie hanno giustamente messo in bella mostra
i diversi formati di coni che utilizzano (evidenziando,
nel contempo, il prezzo di ciascun cono, per agevolare e
snellire l’ordinazione) e questa è una buona cosa perché
stimola la scelta del cliente. Purtroppo, in alcuni
casi, vengono esposti troppi coni e per troppo tempo,
creando così le condizioni per un loro deterioramento:
un cono, lasciato all’aperto e all’umidità, perderà la
sua fragranza e croccantezza e non svolgerà più il ruolo
di valorizzare il gelato.
La colpa, però, non è da attribuire alla cattiva qualità
del cono, ma alla cattiva professionalità del banconista
e lo stesso vale per i cartoni di coni iniziati e poi
lasciati aperti, senza chiudere il sacchetto produttivo
di polietilene: il deterioramento sarà inevitabile e il
peggioramento sarà proporzionale alla percentuale di
zucchero dell’impasto, colpendo quindi soprattutto in
modo grave i coni arrotolati. Lo stesso discorso vale
per i coni, “sbrecciati” perché mal riposti nel
portaconi e vale anche per un buon numero di rotture in
fase di spatolatura causate dalla errata presa e
impugnatura del cono, dall’eccessiva pressione con la
spatola, dalla non corretta struttura del gelato (troppo
duro).
Dare la colpa alla fragilità dei coni in questi casi è
un errore, perché bisognerebbe invece intervenire su
altri aspetti (struttura del gelato, refrigerazione
della vetrina, formazione del personale).
Nei casi, al contrario, in cui il problema è proprio
quello della fragilità, è fondamentale che il gelatiere
convochi il fornitore, analizzi insieme a lui la
situazione e giunga a concreti rimedi (dal miglioramento
dell’impasto e della cottura, al miglioramento della
movimentazione e del trasporto, al cambiamento dei
formati e/o del fornitore).
Affrontando il problema insieme, si possono raggiungere
risultati soddisfacenti.
Cono più spatola uguale gelato artigianale italiano
Abbiamo ricostruito i motivi della prevalenza dei coni
stampati nel nostro paese, legati all’abbinamento più
consono fra croccantezza del cono e gusto del gelato,
legati alla ampiezza di forme e dimensioni, ma
soprattutto legati all’uso della spatola, simbolo
anch’essa del mondo del gelato artigianale, strumento
ideale per creare belle costruzioni architettoniche di
gusti diversi (sfruttando abilmente l’appoggio fornito
dalla ghiera dei coni stampati).
In altre nazioni viene principalmente utilizzato il
porzionatore, con cui vengono realizzate “palline” di
gelato e questa è anche la metodologia di offerta dell’ice-cream
industriale sfuso, con abbinamento al cono arrotolato,
ovviamente privo di ghiera.
Il sistema del porzionatore venne adottato
prevalentemente per due motivi: rendere più veloce il
porzionamento al banco ed evitare che i “garzoni”
facessero porzioni troppo grandi. Poco importava che ne
risultasse, così, appiattita ed omologata l’immagine del
cono gelato, che spesso si sporcasse un gusto con
l’altro o che si portasse acqua nelle vaschette esposte
(residuo del ripetuto lavaggio del porzionatore).
In Italia, che è il riconosciuto riferimento mondiale
del gelato artigianale, la tradizione della lavorazione
a spatola è riuscita a non farsi travolgere dalle
“palline” ed anzi si è consolidata ancor più di prima
(ad eccezione del Triveneto, dove i porzionatori sono
assai diffusi, come conseguenza dei numerosi decenni in
cui i gelatieri ambulanti veneti emigravano, soprattutto
in Austria e Germania, adottandone le abitudini).
Resta il dato di fatto che l’abbinamento dei coni
stampati con ghiera e l’utilizzo della spatola
identificano ovunque il gelato artigianale italiano.
Ne consegue una responsabilità da assumere
collettivamente come settore e individualmente come
operatori: lavorare con massima cura e professionalità
perché questo binomio significhi sempre esaltazione
della qualità.
Ai produttori di coni italiani compete l’onere di
proporre al mercato articoli di alto livello, buoni e
croccanti, resistenti, con varie opzioni di forma, di
lunghezza e di bocca.
Ai gelatieri compete la scelta della gamma di coni più
adatta alla tipo-logia e agli obiettivi del locale, con
una offerta che copra diverse fasce di prezzo e
specialità.
Non dimentichiamo, infine, che spatolare bene un cono è
un’arte ed è inevitabile che il banconista neo-assunto
commetta errori (tipo: impugnare i coni come fossero
zappe e quindi romperli; non usare bene la spatola
mentre si porziona il gusto in vaschetta; non usare la
ghiera del cono come appoggio per costruire una bella
architettura…): bisogna formarlo anche in questo e
condurlo a considerare l’elaborazione di un cono come
una importante relazione con il cliente.
In fin dei conti, il cono e la spatola fanno parte della
“atmosfera” della gelateria italiana e contribuiscono a
consolidarne il mito.
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