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Spigolature di fine stagione

Osservazioni a ruota libera, fra il serio e il faceto, per stimolare la riflessione sulla realtà del settore.

CARO GELATO
A Firenze, vicino al Ponte Vecchio, una coppia di giovani turisti italiani si avvicina al banco di una gelateria e ordina due coni: “medi” dice il ragazzo.
Paga con dieci euro e attende il resto, che non arriva: sollecita cortesemente e gli viene precisato che il prezzo è di cinque euro a cono, per intenderci gli stessi coni che fino al 2001 costavano al massimo duemilacinquecento lire a Milano, duemila nelle città di provincia, spesso millecinquecento nei paesi e al Sud.
I dieci euro, riportati ad allora, fanno circa ventimila lire, così per un cono è stato richiesto diecimila lire.
Mi auguro di non sentire il commento ipocrita sulla necessità di tener conto della posizione, degli elevati canoni d’affitto, dei costi generali...
Tutto ciò sarebbe immorale, e grottesco. Il fatto rimane un pessimo biglietto da visita per il gelato artigianale (ammesso, poi, che fosse buono!).

GUSTI INVENTATI, CLIENTI DISORIENTATI
In una importante gelateria della riviera romagnola, una gigantesca vetrina espositiva esibisce una considerevole quantità di gusti: è fortunatamente una bella giornata e c’è ressa, nonostante il lavoro a ritmo frenetico dei banconisti. Un pò di attesa è inevitabile, ma si notano veri e propri ingorghi di rallentamento: un malore? Una commessa impaperata? Un guasto?
No: alcuni gusti indecifrabili (sia per il colore che non richiama nulla, sia per il nome puramente di fantasia) creano l’intoppo, perchè disorientano il consumatore che non sa di cosa si tratta e non ha né il coraggio né il tempo per chiedere spiegazioni e comunque resta impacciato e rallenta l’ordinazione. Sono stati esposti con l’intento di incrementare la vendita e, invece, la stanno rallentando già al primo impatto: talvolta la diminuiscono definitivamente dopo che il consumatore li ha provati e ne è rimasto deluso.
Sicuramente le novità sono importanti e stimolano la curiosità dei clienti, ma occorre sempre un corretto equilibrio fra tradizione e innovazione, sempre con senso della misura e sempre offrendo qualità. Le novità “ad ogni costo” spesso si rivelano sbagliate.

GELATO A MONTAGNA, IL GUSTO NON CI GUADAGNA
Roma: non lontano da Piazza Navona, alcuni turisti fotografano le vaschette di gelato costruite a montagna e decorate esageratamente: vogliono forse fare un accostamento di immagini con il Cupolone ?
I lettori sanno bene quanto sia contrario alle vaschette pasticciate spesso volgari: non rimpiango certo le carapine “blindate” né le vaschette piatte degli anni ’70, ma sostengo che la giusta esposizione è con il gelato, a superficie elegantemente mossa, che sovrasta di alcuni centimetri il bordo della vaschetta.
Il problema più serio, però, riguarda il risvolto qualitativo: perchè le costruzioni eccessive non crollino, si esagera con additivi, con amidi modificati, con integratori, a tal punto da snaturare il gusto e renderlo irriconoscibile.
Basta provare: chiudete gli occhi, assaggiate un gusto per volta e indovinate cosa è. Le verifiche statistiche sono sconfortanti: la maggioranza degli assaggiatori prende lucciole per lanterne.

PERO’ IL CONO ERA DOLCISSIMO
Un lungo banco di gelateria in un mega centro commerciale: inevitabile resa alla dittatura dell’apparenza, con tendenza all’eccesso (nel numero di gusti, negli articoli di supporto, nel materiale pubblicitario).
Vaschette con gelato un pò troppo alto, un pò troppo decorato, un pò troppo colorato: due ragazzi hanno appena preso tre gusti di gelato più la panna, il tutto in un cono arrotolato, ricoperto e granellato.
Ognuno lecca e “morde”, con voracità giovanile, senza eccessive espressioni di piacere: poi commentano senza entusiasmo con un “ non era male, però almeno il cono era dolcissimo”.
Che sconforto: il gelato artigianale deve essere buono, di alta qualità e solo per questo verrà ancora ricercato come fonte de “ il” piacere. Il cono deve valorizzarlo, senza mai essere troppo dolce o con un gusto che si sovrappone al gelato: se è dolcissimo non va bene, perché un gelato dolcissimo non è un buon gelato.

CHI CERCA TROVA
Una gelateria siciliana abbastanza affollata: un potenziale consumatore si guarda intorno e cerca qualcosa che non è chiaramente evidenziato.
Vorrebbe leggere il cartello degli ingredienti e cerca di capire cosa contiene quel gelato così esaltato dalle vetrine espositive: latte? frutta? panna o olio di cocco idrogenato? quali additivi? allergeni?
Alla fine è costretto a chiedere dove è il cartello e gli viene indicato: in basso sulla parete laterale seminascosta della vetrina.
Non è un bel messaggio: il cartello ben visibile è un dovere, la trasparenza è un diritto del consumatore, l’evidenziazione degli ottimi ingredienti dovrebbe essere un orgoglio per il gelatiere.
Quanta strada dobbiamo ancora percorrere per allargare la conoscenza del gelato artigianale, delle sue caratteristiche e delle sue qualità, creando una cultura di riferimento che ne perpetui il mito e il successo.
Tanta strada per la sensibilizzazione dei consumatori, ma tanta an-che fra gli operatori del settore.
Le aziende di produzione e i di-stributori specializzati dovrebbero dedicare attenzione ed energia a questi fronti, curando comunicazione, crescita culturale e professionale dei gelatieri, abbandonando la strada delle banali semplificazioni, dei rapporti demagogici e strumentali basati sui premi, sugli sconti ribassisti e sui pagamenti all’infinito, tutti aspetti altamente diseducativi e controproducenti per l’intero settore.
Altri importanti protagonisti le stesse riviste specializzate.
Al centro della scena devono comunque esserci i gelatieri e i consumatori.

 

 
 
 
 
 
 
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