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La rivista

L'Opinione: Giova a una gelateria essere uguale alle altre?

Troppe gelaterie simili rischiano di essere noiose e di non sollecitare la curiosità 

Coniugare lavoro, arte e cultura, impegno sociale...fa bene a tutto, anche al gelato 

Per i miei settant’anni mi sono permesso questo “incipit” in corsivo, perché credo che il silenzio sia colpevole. Basta pensare alla situazione della nostra economia, alla disoccupazione irrisolta, ai giovani privi di certezze, ai troppi politici litigiosi e incapaci, alle violente chiusure sui migranti, ai manager liquidati con buone uscite milionarie, ai recidivi speculatori della edilizia, ai piromani, agli smottamenti, ai rigurgiti nazi-fascisti, ai femminicidi... 

Così non si può continuare: superiamo l’immobilismo e impegniamoci per uscire dal tunnel, mettendoci tanta buona volontà e tanta competenza, usando la testa e il cuore e non le viscere, la prepotenza e il parlare a vanvera. Non ci può consolare il fatto che molte altre nazioni sono quasi nella stessa melmosa situazione, anche quelle che sembravano onnipotenti, ma basta un presidente arrogante e approssimativo per fare la frittata, per smantellare welfare e sanità, per rilanciare l’inquinamento, per ridare spazio alle stesse lobby che ci hanno gettati tutti nella crisi finanziaria devastante del 2007, per alzare la voce e minacciare il ricorso alle armi. 

Dilagano le scelte di contrapposizione, le frontiere più o meno blindate, gli slogan violenti, il neo-protezionismo, le scaramucce, le polemiche, le liti, i venti di guerra, gli attentati, i massacri: è questo che intendiamo lasciare ai nostri gli e ai nostri nipoti? 

Non abbiamo vergogna?
Non è giunto il momento di liberarci dalle approssimazioni e dai luoghi comuni?
Scusate lo sfogo di un cittadino amante della libertà e del progresso, ma credo che ciascuno di noi debba fare queste riflessioni e agire di conseguenza, qualunque sia il problema concreto che vuole affrontare, se gli sta a cuore il futuro del nostro Paese e del mondo. 

Il troppo stroppia 

Mi auguro che questo scritto venga letto e preso in considerazione dai dirigenti del nostro settore, dal maggior numero possibile di gelatieri, per sviluppare un dibattito che stimoli il mondo della gelateria a preparare il futuro e a migliorare la nostra immagine e l’offerta: non dimentichiamo che il nostro gelato ha un ruolo importante nel lavoro e nell’economia, fa parte della vita e del benessere e, quindi, conoscerlo e parlarne ci aiuta a crescere. 

Il primo problema con cui dobbiamo fare i conti è che le gelaterie stanno diventando troppe e troppo “uguali” fra loro: in particolare molte aperture fanno parte di molteplici punti vendita nei crocevia urbani e nei centri commerciali, con insegne – arredi – offerte identiche a se stesse, talvolta con produzione solo parziale o “seriale”, quasi da “prodotti già pronti” (senza nessuno spazio per l’operatore, con buona pace della artigianalità!). Non è vero che “più negozi nascono” più si rafforza il settore: la saturazione è controproducente, mescola locali belli e brutti, offre prodotti buoni e cattivi, riduce il potenziale di incassi della singola bottega, abbassa la curiosità del consumatore e, poco per volta, lo stanca con la noiosa ripetitività. 

Troppi negozi simili stufano, spengono le curiosità e la voglia, spingono altrove. Vale per tutto... ma vale a maggior ragione per la ristorazione, la gastronomia, la pasticceria, la gelateria, tanto più se le nuove aperture “invadono” con articoli e proposte uguali fra di loro e simili anche nell’aspetto esteriore: che barba! 

Girando in città diverse e in diversi centri commerciali sembra di essere sempre nello stesso posto: stessi negozi, stesse insegne, stessi articoli, stesso tutto, senza stimoli, sensazioni, piaceri... 

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